Domani comincia la distribuzione del quarto numero di politologi. A breve il giornale verrà caricato sul blog insieme ai numeri precedenti. Riportiamo un articolo tratto dal nuovo numero.

Pena di morte : qualcosa si muove
Dibattiti, petizioni, manifestazioni, finalmente si muove qualcosa contro la pena di morte. La moratoria promossa da gruppi politici e associazioni di volontariato che da tempo si mobilitano per questa dura battaglia vedono concretizzare i loro sforzi. Il 15 novembre 2007 resta una data storica per i promotori. La terza commissione dell’ONU approva ad ampia maggioranza tale risoluzione. Il voto ha visto 99 Paesi a favore, 52 contrari e 33 astenuti. Risultato importantissimo ma non definitivo, poiché manca il voto all’assemblea generale previsto a metà Dicembre. Giustissima soddisfazione per l’ Italia che è stata la principale nazione a portare avanti questa dura lotta. Fierezza per l’ambasciatore italiano Marcello Spatafora, che dopo il voto ha dichiarato: «Quella vinta oggi è una battaglia di cui tutti dovremmo essere orgogliosi». Il risultato è molto significativo ma purtroppo tale vittoria ha visto scontri molto aspri, poiché paesi come Egitto, Cina, Iran e Stati Uniti hanno fatto una dura opposizione. In Italia un ruolo di forte sensibilizzazione l’ha avuto la comunità si S.Egidio che continua con la raccolta di firme. In questi giorni sfruttando la loro presenza nella nostra facoltà di Scienze Politiche gli studenti potranno dare il loro contributo alla moratoria. La comunità di S.Egidio in collaborazione con Politologi e Sinistra Universitaria Indipendente il 3 Dicembre promuove un incontro nell’aula Spinelli con Shuja Graham (ex condannato a morte). La storia del leader del movimento Black Prison inizia a 18 anni nel carcere di Soledad dove da solo impara a leggere e a scrivere. Coinvolto nell’assassinio di una guardia carceraria, nel 1976 entra nel braccio della morte. Condannato da una giuria di soli bianchi, nel 1979 la Corte Suprema della California delibera la sentenza capitale. Dopo ben quattro processi, Shuja Graham riesce a dimostrare la sua innocenza e ad essere scarcerato nel Marzo del 1981. Una testimonianza importantissima e un’iniziativa che servirà ancora di più per la promozione e la sensibilizzazione delle lotte in favore dei diritti civili. Un’occasione per la facoltà di Scienze Politiche per essere un centro culturale attivo, in cui l’organizzazione di incontri e dibattiti sono il sale per la formazione di chi fa e studia politica.
Dario Russo
AVE POLITOLOGI...
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Lo so, lo so. Calmi.
Sto pensando anch’io la stessa cosa.
Che blog del cazzo.
Uff, ho già infranto una regola.
Peccato non sia stata quella relativa ai messaggi con contenuto sessista.
“Donna schiava, zitta e .. scusa! Hai ragione, vado di là che di qui do impiccio”.
Perché in fondo questi siamo noi.
Alziamo tanto la voce e poi per far si che Hiroshima non si ripeta in casa nostra, cambiamo stanza.
Cambiamo.. diciamo che ci spostiamo.
Perché “cambiare” è una parola un po’ troppo grossa.
Ma poi cambiare cosa ?
Cambiarsi vuol dire prendersi in giro.
Spostarsi invece vuol dire “cambiare TEMPORANEAMENTE”.
Ti sposti di stanza, uscendo da quella in cui ti trovi con un sorriso a 32 denti, entri nella nuova camera e inizi a bestemmiare partendo da Sant’Abate per finire a San Silvestro.
E ti riscopri con tua meraviglia molto cattolico.
Al rovescio, ma sempre cattolico.
Avresti mai pensato di conoscere tutti i SANTI e i BEATI scritti sul calendario in cucina ?
Tu, proprio tu, che a 10 anni per imparare l’atto di dolore durante il corso di catechismo, hai preso milioni di bacchettate sulle mani dalla capa di pezza (le suore per intenderci).
A volte occorrerebbe avere delle branchie.
Branchie, come “respiro”.
Come qualcosa di necessario.
Un respiro tra una cazzata e l’altra che pensiamo e che scriviamo o che diciamo o che cantiamo.
Sempre una cazzata insomma.
Occorrerebbe prendersi un po’ meno sul serio.
C’è Framondi (candidato per la sinistra universitaria uniti, non so per cosa), che è da prima delle elezioni, che sta in fissa con il 7+2.
Infatti Framò non ti sei sbagliato.
Tra una data e l’altra per uno stesso esame, 9 giorni passano.
A volte addirittura 10.
Ma lì siamo proprio nel campo dell’ ABBONDANTIS ABBONDANTUM.
(Non ho capito perché anche il word, sottolinei il suo cognome con il ROSSO. Me lo segnala come ERRORE. La stessa cosa che esclamò la madre durante la prima ecografia :”Dottore non può essere. E’ un errore. E invece no, è vero. Cioè ESISTE effettivamente ed io ne ho le prove tattili, olfattive, visive ed uditive.)
C’è Pugliese che va avanti a motti di Gandhi e poi parla di sezioni, di Napoletano… Policano e non so di chi altro.
Ottimo terzino di fascia Pugliè, ma mo tenimm a Savini. (A proposito, Forza azzurri.)
I tempi di una volta son terminati, pensiamo ad oggi.
Tutti assieme appassionatamente.
Piccola richiesta/pretesa: nella nuova aula studio, potrei avere un posto in prima fila ben soleggiato, con tanto di lampada abbronzante per studiare nella massima comodità ?
C’ho provato.
Ma il mio preferito resta Inversi.
Silenzioso.
Silenzerrimo.
Gira la voce che sia il figlio naturale di Piero Fassino.
Per me invece, è Piero Fassino.
Io tra le mille qualità fisiche e morali, gli invidio i capelli.
A parte perché non ne ho, ma soprattutto perchè li ha tipo “casco”.
Si sveglia la mattina e non ha bisogno nemmeno di pettinarli.
Encomiabile.
Magari fosse anche clonabile.
Per il resto vi lascio con una perla, non mia:
”Nella mia vita ho speso tutti i miei soldi in vino e puttane. Il resto li ho sperperati”.
Non vi esorto ad andar a puttane, ma vi esorto (stu esorto è checazz eh ? Fa’ un po’ Papà) a prendere la vita nello stesso modo di come vorrei che prendesse questo blog.
Con brio e accomunati tutti dalla stessa voglia di far bene.
Aiutarci, per aiutarsi.
E Che Dio ve la mandi buona.
Io sono ateo, e mi ha mandato voi.
Quindi non fatelo incazzare, che vi punisce.
Andrea D'Andrea
Ieri (Martedi 24 Aprile) abbiamo distribuito in facoltà il terzo numero del giornale Politologi. La distribuzione del periodico sarà effettuata anche domani.
Tra gli articoli pubblicati abbiamo scelto quello dedicato al 25 Aprile, scritto da Paolo Bordino.
Potete leggere il terzo numero anche online in formato pdf. Per farlo clicca qui.
25 APRLE: MA QUALE LIBERAZIONE?
Come ogni anno, ecco sistematicamente rimbombare il 25 aprile l'eco dei soliti peana e della retorica della liberazione nazionale, della pace e dell'esaltazione di ideali, almeno sulla carta, condivisi da tutto il popolo italiano. Già perchè, in onore al bipolarismo da bar che caratterizza il sistema politico italiano, la giornata della liberazione è da qualche tempo a questa parte stata trasformata in una kermesse buona per far sì che i leader del centrosinistra diano, una volta ogni tanto, immagine di una qualche compattezza, almeno quanto la giornata del ricordo in onore delle vittime delle foibe (…) serve allo schieramento opposto, ex missini in primis, per provare ad inculcare nella mente degli italiani brava gente la consapevolezza che alla fine i cattivoni stavano anche (se non soprattutto) dall'altra parte della barricata.
A prescindere dalla retorica e dal facile buonismo che caratterizza il 25 aprile, una riflessione è d'obbligo. E' giusto che tale data venga ricordata e considerata come anniversario della "liberazione"? La domanda da porsi attiene proprio al senso dell'ultimo termine. Dopo il 25 aprile 1945 l'Italia ha conquistato davvero una sua propria libertà? I fatti non sembrerebbero avvalorare questa ipotesi, nonostante si sia sempre voluto accreditare il contrario, perchè inculcare alla gente l'idea martellante di essere parte di un paese libero fa bene e, soprattutto, rafforza il consenso attorno ad sistema che ha smesso di funzionare da parecchio, sebbene abbia mai funzionato.
Piuttosto, gli accadimenti del primo dopoguerra precedentemente e successivamente alla caduta del muro di Berlino dimostrano che l'Italia continua ad essere un paese sostanzialmente suddito. Tutto cambi perchè nulla cambi, insomma, ed il giogo è più presente che mai. Perchè solo così si può chiamare il vincolo perenne che caratterizza il legame tra il nostro paese e gli Stati Uniti. Un vincolo che assume una connotazione che ruota tutta attorno all'importanza geopolitica che assume l'Italia nel contesto globale. Basti pensare di come l'Italia sia un territorio che, attraverso le porte del Mediterraneo, costituisce un punto cruciale non solo per i maggiori scambi commerciali, ma anche per un profilo attinente alla politica militare delle varie amministrazioni americane che si sono succedute nel corso dei decenni. Basti pensare alle svariate basi americane situate sul nostro territorio, senza che nessuno delle decine di esecutivi che hanno caratterizzato e caratterizzano il dopoguerra italiano abbiano mai avuto il coraggio e la forza di opporsi (vedi caso Dal Molin), anche perchè mai potrà esservi uno scambio paritetico, non potendo vincolare gli USA sfruttando risorse naturali che non abbiamo. Così, quando gli USA chiamano l'Italia risponde. Non come alleato internazionale di pari dignità, ma come un cagnolino pronto ad obbedire al padrone che gli lascia le briciole che cadono dalla sua tavola e a cui non si può dire di no. Lo dimostra il barbaro assassinio (rimasto impunito) dell'agente del SISMI Nicola Calipari, ad esempio. Lo testimoniano le venti vittime del Cermis, i cui familiari chiedono ancora giustizia, pur nella consapevolezza che non l'avranno mai. In entrambi i casi, le colpe o stavano tutte dall'altra parte o, magari, non c'erano proprio e si dà la colpa, come sistematicamente avviene in molte altre circostanze oscure che hanno caratterizzato la sudditanza con gli USA, al proverbiale destino cinico e baro. E adesso, tutti in piazza a festeggiare l'anniversario della liberazione (?)! W L'Italia! W la democrazia! W la repubblica (delle banane)!.
E' in fase di lavorazione il terzo numero del giornale "Politolgi". La pubblicazione del prossimo numero è programmata per il dopo Pasqua.
Nel prossimo numero dedicheremo uno speciale (con 4 articoli) sulle elezioni che si sono svolte il 27 e il 28 Marzo nella nostra facoltà.
Rinnoviamo ancora una volta il nostro invito alla partecipazione da parte degli studenti. Potrete inviare i vostri articoli ai seguenti indirizzi email:
d.cesarano86napoli@alice.it
dariolo85@hotmail.it
PS
Nei prossimi giorni inseriremo un archivio da dove poter consultare on-line tutti i numeri del giornale.
Oggi (Lunedi 26 Marzo) è stato distribuito in facoltà il secondo numero del giornale "Politologi". Tra gli articoli pubblicati ne abbiamo scelto uno dei più "discussi". L'articolo in questione è di Roberta Nardi. Titolo: Dichiarazioni Choc.
"I gay? Garrotiamoli alla maniera degli apache”. Questa la dichiarazione choc dell’assessore lombardo Pier Gianni Prosperini. Ed è subito bufera sulla giunta regionale lombarda. <<Si vergogni! Di dirigenti come lui la destra non sa che farsene>> ha così risposto Fini alle inaccettabili dichiarazioni dell’esponente di AN. Polemiche anche dal centro sinistra, attraverso gli interventi di Riccardo Scarfati, portavoce dell’ Unione e di Franco Grillino, deputato dell’Ulivo, interventi volti a denunciare il superamento di un limite invalicabile: quello dei diritti umani. <<La mia era solo una simpatica iperbole>> ha replicato l’indocile assessore, alle accuse che lo hanno investito, aggiungendo <<quelle parole erano rivolte a chi, nei giorni scorsi, ha inteso sbeffeggiare in una pubblica manifestazione la figura del Santo Padre>>. Nonostante le giustificazioni dell’assessore lombardo, non si può far a meno di pensare che queste dichiarazioni siano di matrice omofobica e appartengano ad una cultura antidemocratica. Parole orribili, che distruggono il senso dell’uomo, e negano la vita stessa. Analizzando la situazione dell’ Italia, sicuramente non idilliaca, ed intrisa di questioni critiche da risolvere, un invito rivolto a tutti ed in particolare ai politici: occupiamoci dei problemi seri del nostro paese, lasciando ogni individuo libero di vivere la propria sessualità nei limiti e nel rispetto delle regole civili.
Ieri (Venerdi 9 Marzo) è stato distribuito in facoltà il primo numero del giornale dei "Politologi". Lunedi continueremo con la distribuzione. Di seguito leggerete un articolo pubblicato sul giornale scritto da Roberta Russo.
Napoli come Vicenza: un allarme lanciato, durante la manifestazione di Vicenza contro l’ampliamento della base Usa del Dal Molin, da padre Alex Zanotelli e dagli attivisti della Rete Lilliput per spiegare, con un libretto autoprodotto, quello che tutti sanno, ma che in pochi hanno il coraggio di denunciare: Napoli è il quartier generale di tutte le operazioni militari Usa via mare in Europa, Asia ed Africa. Il padre comboniano si è impegnato in prima persona, con l’aiuto di associazioni, studenti e del comitato civico Smilitarizziamo la Campania, a presentare un fascicoletto che fa tremare.
Nel libretto in cui sono elencate le basi, i costi e i pericoli delle istallazioni militari Nato e Usa in Campania, un capitolo a sé riguarda le servitù militari del porto civile di Napoli, da cui passano tutte le navi impiegate nelle operazioni militari, sottomarini militari, portaerei. Proprio da questo Golfo ad ottobre è partita la Eisenhower, una delle portaerei più grandi della marina statunitense che, attualmente nel Golfo Persico, avrebbe il compito di puntare sull’Iran. A destare maggiori preoccupazioni sono però i sommergibili nucleari che sostano periodicamente nel porto civile. Secondo un’inchiesta del Manifesto <<l’eruzione del Vesuvio sarebbe un petardo in confronto ad un’esplosione nucleare nel porto>>. La stessa Università Federico II in collaborazione con la Dema è impegnata nella progettazione e nella ricerca bellica.
Nel 2005 le esportazioni di armi in Italia sono aumentate del 72% e il nostro primo cliente è Israele.