La partita l'ha iniziata il Financial Times con le sue bordate. Un articolo lungo e denso da parte dell'autorevole giornale inglese, a firma di Tobias Jones, per sostenere un concetto semplice semplice: "La televisione italiana fa schifo". I soliti inglesi che non perdono occasione per sparare a zero sul Bel Paese, si penserà. Ma la faccenda non può essere liquidata così. Né, tantomeno, alzando patriottiche mura di cinta a difesa dell'indifendibile.Ma è questa l'unica erbaccia da estirpare? Se da mamma Rai a sorella Mediaset ormai vanno di moda soltanto balli e balletti, veline e sculettine, baracconi e spintoni, grida e urla, pianti e lacrime, dilettanti che s'improvvisano professionisti e viceversa, visi noti che a conti fatti sono noti solo per il loro presenzialismo e ai quali nessuno saprebbe abbinare un'attitudine o, quel che è peggio, una professione, insomma se la televisione è sempre più terra di nessuno (o di troppi, per non dire tutti) la colpa di chi è? E davvero nel baillame dell'italico tubo catodico è tutto marcio e tutto da buttare? Oppure qualcosa va salvato? E magari va salvato anche il peggio perché alla fine l'intrattenimento dev'essere frivolo e leggero? Ma fino a che punto quel che è frivolo è autorizzato a essere volgare? E i cosidetti valori? I concetti di programma educativo o diseducativo hanno ancora ragione d'essere? E questo incredibile appiattimento verso il basso è solo colpa dell'offerta o anche della domanda?
Leggevo da libero e condividevo a pieno...
Ma è colpa dell'offerta o della domanda?

































