mercoledì, 03 dicembre 2008

L’articolo 6 del Codice dei beni culturali dichiara che “scopo unico della valorizzazione del patrimonio culturale è promuovere lo sviluppo della cultura”, ma la rivoluzione proposta dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi (che segue la riorganizzazione del ministero che già era stata attuata dal precedente ministro Rutelli con il D.P.R. del 21/11/2007) porta a tutt’altra direzione con la nascita della figura del SUPER-MANAGER alla Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione e il progetto di messa a reddito del patrimonio artistico e archeologico. Ma cosa farà questa nuova figura? Sarà colui che gestirà i circa 400 luoghi italiani della cultura (musei, gallerie, siti archeologici, ville storiche) appartenenti allo Stato. Quindi, autorizzerà il prestito delle opere d´arte per le mostre, dichiarerà se le esposizioni sono di rilevante interesse scientifico, assicurerà l´incremento delle raccolte statali adottando i relativi provvedimenti di acquisizione, tra le altre cose. Inoltre, l´articolo 8 del Decreto, al punto 1, precisa che la Direzione dei musei "svolge le funzioni e i compiti, non attribuiti alle direzioni regionali e ai soprintendenti...relativi alla tutela e alla valorizzazione delle raccolte".
Cerchiamo di capirci qualcosa. Consideriamo, soprattutto, che tale manager sarà Mario Resca (scelto direttamente da Bondi anche se aveva assicurato che tale incarico sarebbe andato per concorso pubblico), cioè l'ex direttore di McDonald Italia, di certo una persona molto competente in materia di cultura e arte. Un uomo che saprà sicuramente sfruttare le proprie conoscenze dell’essere stato a capo di McDonald per diventare esperto d’arte e valorizzare il nostro patrimonio culturale. Non ho dubbi che saprà valutare quali esposizioni sono di rilevante interesse culturale e quali no oppure guidare "i programmi concernenti studi, ricerche e iniziative scientifiche", per esempio. Si prevede anche la scomparsa della direzione generale che si occupa dell’arte contemporanea (che il ministro Bondi ha sempre ammesso di “non capire”) (giustamente, se non capiamo qualcosa eliminiamola, ndr)
Se consideriamo, inoltre, che egli può stabilire "linee guida per l’affidamento in comodato" di opere dei musei (articolo 8 h) e che potrebbe benissimo decidere di spedire quadri e statue di rilevante valore in ben altri luoghi del mondo al fine di trovarci un ricavo, la preoccupazione sale. E aumenta se pensiamo a un altro articolo del decreto che recita: “tale figura esprimerà la volontà dell´amministrazione nell´ambito delle determinazioni interministeriali concernenti il pagamento di imposte mediante cessione di cose, anche di arte contemporanea, o di beni destinati alle raccolte di musei, pinacoteche e gallerie”….traduzione: dare quadri/opere al posto delle tasse. Non credo che ciò possa valorizzare così tanto il nostro patrimonio culturale. Per non parlare dei tagli, ovviamente, previsti: quasi un miliardo di euro per il prossimo triennio (236 milioni nel 2009, 251 milioni nel 2010 e 434 milioni nel 2011!).
Ovviamente le critiche si sprecano e anche i giornali stranieri non si risparmiano: il
New York Times titolava con una frase sull’entrata dei cheeseburger nel dibattito sui musei italiani; il Daily Telegraph parla di mcdonaldizzazione del patrimonio italiano.
Le prime dichiarazioni di Resca, infine, non sono molto incoraggianti: "resti romani come Ercolano, Pompei e il Foro di Roma sarebbero una scenario spettacolare per il lancio di nuovi prodotti".

Fabiana Bianchi
Staff Politologi

PS
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Commenti
#1   03 Dicembre 2008 - 22:56
 
Mario Resca

E' nato nel 1945.
Laureato in Economia e Commercio all'Università Bocconi di Milano, è Presidente di Italia Zuccheri S.p.A., del Casinò di Campione S.p.A. e di Confimprese. E' Presidente e Joint Venture Partner di McDonald's Develpoment Italia, Inc.
Ricopre la carica di Consigliere della Mondadori S.p.A. e della British Telecom Italia. E' Senior advisor di "Oaktree Private Equity Fund".
Nel giugno 2002 gli è stata conferita l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro.
Assunto dopo la laurea dalla Chase Manhattan Bank, nel 1974 è nominato Direttore della Biondi Finanziaria (Gruppo Fiat) e dal 1976 al 1991 è partner di Egon Zehnder.
In questo periodo è consigliere di amministrazione di Lancôme Italia e di società del Gruppo RCS Corriere della Sera e del Gruppo Versace.
Dal 1995 al 2007 Presidente e Amministratore Delegato di McDonald's Italia.
È stato inoltre Presidente della Sambonet S.p.A., della Kenwood Italia S.p.A., socio fondatore della Eric Salmon & Partners e Presidente dell'American Chamber of Commerce.
È Consigliere indipendente dell'Eni S.p.A. da maggio 2002.
Nel 2008 è stato nominato dal Governo Direttore Generale dei musei italiani.

Non siamo sempre BANALI, INFORMIAMOCI prima. Sicuramente non avrà titoli che garantiscano la sua competenza nel campo artistico, ma non mi sembra semplicemente uno che ha lavorato in McDonald. Poi, sicuramente si attrezzerà con esperti "tecnici", come sempre accade. Non mi sembra una cosa tale da gridare allo scandalo
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#2   03 Dicembre 2008 - 23:18
 
Scusa e che c'entra con la "cultura e i musei" uno che ha lavorato nel settore dello zucchero, dei casinò, delle auto, dell'editoria (Mondadori=Berlusconi), della moda e del fastfood?......
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DavideCesarano

#3   04 Dicembre 2008 - 12:20
 
Interessante...
...attendiamo ancora un articolo su CONFEDERAZIONE e LINK!
distinti Saluti
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#4   04 Dicembre 2008 - 13:49
 
la risposta è inserita all'interno dello stesso commento #1, mi spiego:
come tutti ben sapranno, i Dirigenti pubblici, non necessariamente hanno una reale competenza nella componente che dirigono. Questo problema, come succede in tutti i Paesi normali, si risolve con l'ausilio di collaboratori e consulenti tecnici, in pratica di veri esperti. Dicendo che il dott.Resca ne capisca solo di zucchero, moda, etc, mi sembra molto molto banale e oserei dire infantile. Un dirigente, è dirigente anche in una azienda di sanitari, e ciò non vuol dire che ne capisca solo di Wc.... Non so se ho reso l'idea, ma un dirigente, un manager, è indifferente alla ragione sociale della propria azienda, in quanto, la sua funzione è quella di organizzare e gestire il processo produttivo, le relazioni clienti/fornitori, gli affari legali, quelli economici e fiscali, etc.
Classificare un manager o un imprenditore in base al tipo di azienda, ma al valore della azienda. Un esempio? La Marcegaglia, dubito che ne capisca di tubi di acciaio, o Lotito, nessuno né ha mai parlato come di un brillante "lava wc".
Sicuramente verranno nominati esperti tecnici, sicuramente il dott. Resca, darà il proprio contributo sotto il profilo manageriale. Non vedo davvero alcun problema. Sono le solite banali e autoumilianti proteste e polemiche che non servono ad altro che a fare figure ......, tipo il caso Sky.
Uno spunto dal tuo intervento potrebbe far riflettere, ad esempio, circa l'attuale esecutivo ufficiale e quello ombra...., vorrei capire, a parte Tremonti, Zaia, Frattini e Alfano, chi del Governo e del Gabinetto Ombra ha reali competenze nella propria materia di competenza...e la stessa cosa, si potrebbe pensare per le tante commissioni parlamentari permanenti., oppure il buon Fantozzi, cosa ne capisce di aerei, oppure certi elementi dei centri sociali che ne capiscono di università....
Ripeto, questa volta si è fatta una polemica gratuita e inutile
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#5   04 Dicembre 2008 - 14:21
 
PS: rettifico, la situazione del prof. Fantozzi è assolutamente simile a quella del prof. Resca
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#6   05 Dicembre 2008 - 14:31
 
Ma forse il problema più che bigmac o cheeseburger è che ormai anche la cultura si misura in moneta, si utilizza per fare cassa, si decide di gestire musei mostre e università come se fossero imprese, forse bisognerebbe dare maggior peso all'utilità sociale della conoscenza e della cultura...
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#7   06 Dicembre 2008 - 13:01
 
"utilità sociale della conoscenza e della cultura"
belle parole complimenti

Il problema è un altro.
Abbiamo una PA faraginosa, pervasa da corruzione, nullafacenti e sprechi immani. Se non gestisci la parte economica con l'ausilio di persone capaci e preparate, se non ottimizzi le poche risorse per valorizzare al meglio il patrimonio artistico e culturale, non si va da nessuna parte....,
ma purtroppo, qualcuno ha gli occhi bendati e non è capace neanche di capire certe cose così semplici.
E' davvero mortificante vedere studenti universitari, principalmente di scienze politiche, che facciano certi ragionamenti del [autocensured].
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#8   06 Dicembre 2008 - 13:28
 
E chi sarebbero le persone capaci ?
L'attuale classe di imprenditori ?
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#9   06 Dicembre 2008 - 13:42
 
saprai meglio di me la sostanziale differenza tra manager e imprenditori
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#10   06 Dicembre 2008 - 14:28
 
Persone che faticano (ma si, w il napoletano) nei cda va bene ?
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#11   06 Dicembre 2008 - 16:59
 
?
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#12   06 Dicembre 2008 - 17:06
 
appunto...e i cda... a cosa servono??
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#13   09 Dicembre 2008 - 14:46
 
"se non ottimizzi le poche risorse per valorizzare al meglio il patrimonio artistico e culturale, non si va da nessuna parte...., "

io credo che l'idea sia di ottimizzare le risorse culturali per valorizzare il patrimonio economico, cioè misurare il patrimonio artistico in moneta, cioè utilizzare logica di impresa, logiche privatistiche...

se poi per te l'arte e il patrimonio culturale non sono anche (e soprattutto) un patrimonio sociale allora possiamo fare a meno di discutere di supermanager e gestione, dovremmo iniziare da più lontano: cos'è per te la cultura?
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#14   10 Dicembre 2008 - 12:28
 
il problema, è un altro.....
vedi, talune correnti di pensiero, che non hanno nel loro pensiero, alcuna aderenza alla realtà e alcuna coerenza, pensano che le risorse cadano dal cielo............
La realtà, dice che ci sono (come al solito) grosse ristrettezze economiche, quindi, le poche risorse vanno gestite al meglio, per il bene di tutti. Questo discorso, invero, vale per tutto, ma ci sono i soliti parassiti (da cui zecche) che sanno solo fare lotte miopi e dire frasi fatte. Il mondo reale è un altro.
hai scritto:
"io credo che l'idea sia di ottimizzare le risorse culturali per valorizzare il patrimonio economico, cioè misurare il patrimonio artistico in moneta, cioè utilizzare logica di impresa, logiche privatistiche... "
dirti che è aberrante, è poco. Hai totalmente perso i lumi della ragione e l'obiettivo del discorso, come molti "bravi" pensatori di certi correnti...........
E' come al solito, quella solfa, ormai desueta, che le correnti di cui sopra imboniscono le masse. Siete noiosi con queste stupide e ridicole frasi.
Logiche di impresa, logiche privatistiche....., fai venire la nausea.
"se poi per te l'arte e il patrimonio culturale non sono anche (e soprattutto) un patrimonio sociale allora possiamo fare a meno di discutere di supermanager e gestione, dovremmo iniziare da più lontano: cos'è per te la cultura?"
ti faccio una domanda io adesso:
"Visto che dai questa importanza all'arte..., il solo fatto che l'arte, in parte significhi anche tasse e gabelle sui più poveri, che l'arte, sia fatta dai ricchi, e se non ci fossero stati loro, non avremmo arte, la vostra cara lotta di classe, è per l'arte o contro l'arte???"
Comunque, per me, l'arte ha sicuramente una connotazione sociale e proprio per questa sua natura,che deve (come tutto ciò che ha una connotazione sociale) essere gestita in modo oculato, accorto e puntuale.
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#15   12 Dicembre 2008 - 15:52
 
hmhm... forse mi hai preso per qualcosa che non sono...

siete fate dite ricchi lotta di classe... praticamente fai tutto tu...mi identifichi con chissà cosa che evidentemente ti terrorizza, mi dispiace, non era mia intenzione...

ma per fortuna sono un estremista del dialogo e non mi offendo, nè se mi chiami zecca, nè se per te ho perso il lume della ragione, nè se ti faccio venire la nausea...mi ci faccio una risata sopra, e ricomincio a pensare...

non pensavo fosse così difficile da esprimere il concetto di logica di impresa, ci proverò meglio, capisco che può sembrare una frase fatta, però nasconde un concetto: massimizzare il profitto... è un concetto economico, non ideologico, non è un giudizio di merito: l'impresa deve guadagnare il più possibile, sennò a che serve?
ecco, io nel vedere una gestione affidata ad un"supermanager" secondo i principi che conosciamo, vedo un concetto che appartiene all'impresa, cioè una gestione in stile "privato" della cosa pubblica, cioè massimizzazione del profitto... sinceramente spero di sbagliarmi, e spero che la gestione sia diversa, ma le premesse mi sembrano queste, mi farebbe piacere sapere tu che ne pensi...

detto ciò sono completamente daccordo sui problemi della PA, so che ci sono ristrettezze economiche e so che i tagli sono necessari... poi si può decidere dove come e perchè farli, ma questa è un'altra storia...

spero di non aver perso il collegamento con la realtà questa volta...

P.S. alla tua domanda non so rispondere, semplicemente perchè "la vostra lotta di classe" non è la mia lotta di classe...

P.P.S. è cattiva educazione rispondere ad una domanda con un'altra domanda... :)
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#16   14 Dicembre 2008 - 15:27
 
beh
1) non mi terrorizza nulla, figurati se mi può terrorizzare un'idea o un movimento ormai morto e privo di contenuti. Chi ha il terrore e chi, ancora oggi, continua ad inneggiare all'antiFascismo o al partito del NO, sempre e comunque.
2) ovviamente "zecca" e "lume della ragione" sono riferiti al discorso, non ci vuole tantissimo per comprendere
3) "non pensavo che fosse così difficile [...] mi farebbe piacere tu che ne pensi."
Non si può traslare integralmente un concetto privatistico nell'ambito pubblico, così come, non si può fare viceversa. Il tipo di gestione da considerare è quello generalmente attribuito alle onlus, o comunque alle società no profit. Questo significa gestione stile privato nel pubblico. Ti rimando anche ad un progetto che potrai vedere su www.mutuosociale.org , che c'entra poco col discorso di merito, ma ti da l'idea di quello che per me è e deve essere l'approccio imprenditoriale nella cosa pubblica.
Comunque, il tuo discorso mi sembra inopportuno, in quanto particolarmente semplice distinguere pubblico e privato, nonché capire che la gestione di un manager non trasforma la cosa pubblica in privata. Per farla semplice, non si VENDE ad una società privata e non si da in gestione ad un privato, ma si affida la gestione patrimoniale ad un manager pagato dallo Stato. Non mi sembra davvero difficile. E' questo muro ideologico (in quanto è ampiamente dimostrato che non può essere giustificato il concetto di logica d'impresa, in quanto, NON è un'impresa) che fa venire la famosa nausea provocata dalle zecche.
Poi, ti potrai anche offendere, ma vedi, talvolta ci sono dei concetti, che in buona o cattiva fede, vengono esasperati e vengono applicati fittiziamente. La cultura non è un impresa, ma è bene gestire tutta la parte economica legata alla cultura in modo manageriale. Se si avesse applicato una gestione del genere, in altre "cose pubbliche", come l'alitalia o l'IRI, ora, la storia sarebbe diversa. Il discorso, comunque, è molto articolato, il problema è non solo dialogare, ma essere disposti a capire.
4) sicuramente la gestione dei tagli potrebbe essere fatta con più attenzione, ma il problema principale, è che non si può ridurre il debito pubblico e ridurre il carico fiscale senza tagli. E ricordo che sia estremamente importante il taglio del debito per i noti problemi comunitari, nonché, quelli legati alla vendita dei titoli di Stato. Molto importante, inoltre, è ridurre le tasse per favorire la spesa e rimettere in moto l'economia, quindi,i tagli sono necessari, ripeto, si potrebbe tagliare "meglio".....
5) se paragoni l'affidamento della cosa pubblica ad un manager, con la trasformazione della cosa pubblica in azienda, penso che tu abbia nuovamente perso il collegamento con la realtà.
6) "alla tua domanda non so rispondere [...]" mi sembra piuttosto che talune idee, siano simili.
7) ti ho sicuramente già risposto in parte. L'arte è anche tasse, gabelle, ricchezza, disparità di classe sociale innegabilmente. Un povero contadino (con tutto il rispetto) non avrebbe potuto commissionare opere d'arte come,per dirne una (la mia preferità) la Pietà di Michelangelo. Sicuramente l'arte è pesantemente connessa alla ricchezza e spesso, l'arte è stata considerata negativamente da taluni correnti ideologiche massificatrici. Non mi sembra che ci fosse tanta arte nella russia sovietica, mentre, la russia zarista, aveva tanta arte.
La stessa cultura, la conoscenza, la Competenza, sono concetti che spesso stridono con la massificazione, (ti rimando ad un mio post pubblicato su questo blog http://politologi.splinder.com/post/18751842#comment), la cultura è anche saper vivere, è educazione, è prendere esempio dagli altri (questione college) e non solo. La cultura dovrebbe essere quell'ascensore sociale per permettere ai "Migliori" di affermarsi, che vede proprio nella massificazione il proprio nemico peggiore. La cultura è anche compromesso, il non dire sempre NO, è buonsenso. La cultura è manifestare di meno e studiare di più, la cultura è fare controproposte invece che dire no e basta. La cultura è impegno, è standar elevati, la cultura è "pensare" realmente e con la propria testa, è passione. La cultura deve avere un peso sociale notevole, ma deve anche essere gestita da persone che ne esaltino questa possibilità, ed affidarla ad un buon manager, può essere una strada molto molto buona.
8) Potresti infine rispondermi adesso alla mia domanda? (quella dell'altro post
9) 2^ domanda: Pensi che la massificazione è un nemico della cultura e dell'arte?
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