In Italia manca la partecipazione giovanile. O meglio, è così fievole da essere quasi afona. I giovani non sono attirati dalle realtà associative di tipo politico, culturale o sociale. Forse, lo sono maggiormente verso quelle sportive.
Considerando il numeroso quantitativo di associazioni o movimenti giovanili sembrerebbe non veritiero quanto in precedenza scritto. Tuttavia, alla numerosità di sigle non corrispondono altrettante adesioni: esistono, spesso, sparuti gruppi di persone che si associano con la voglia di fare, ma che, per il numero esiguo, non hanno la giusta forza per influenzare direttamente le scelte delle istituzioni e, quindi, con il passare del tempo, perdono la volenterosa ed iniziale ambizione a cambiare la realtà circostante.
La frammentazione associativa, così come quella politico – partitica, può essere confusa con il pluralismo delle idee: avere più realtà di gruppo equivale ad avere più voci, ma, contemporaneamente, significa avere meno peso nei confronti di chi, per noi, dovrebbe assumere le decisioni. Queste stesse voci dovrebbero, invece, lamentare il loro disagio, proporre nuove idee e opportune soluzioni stando insieme ad altre persone, con differenti posizioni, all’interno di grandi formazioni, evitando così di cantare ognuno per fatti suoi. Perché è proprio stando insieme, in un’eterogeneità di idee rinforzata dalla omogeneità d’intenti, che è possibile cambiare, o almeno modificare, l’andamento degli eventi. Perché è in gruppo, in un grande gruppo, che è possibile interagire e trovare delle sintesi. Fuori da questo schema si resta su posizioni rigide ed estreme.
La nascita del Comitato “Giovani si cambia” – costituito da tante associazioni e movimenti - ha avuto, per esempio, lo scopo di manifestare alle istituzioni il fatto che i giovani esistono, alcuni di loro vogliono essere partecipi e responsabili del loro miglioramento e che, soltanto stando uniti, è possibile pungolare.
I giovani come risorsa del futuro, ma, di un futuro, che si costruisce in un presente tenendo d’occhio, sempre con una visione critica per evitare gli errori già commessi, il passato. Siamo noi giovani che mattoncino dopo mattoncino costruiamo una grande casa comune e privata allo stesso tempo, che con il cemento dell’esperienza, ci permetterà di vivere diversamente e, soprattutto, consapevoli di aver dato un adeguato contributo all’evoluzione nostra e collettiva. Partecipare vuol dire migliorarsi costantemente, arricchirsi con diverse esperienze e collocarsi nel mondo in una posizione vigile ed attiva.
La partecipazione inizia impegnandosi nella realtà più vicina ai propri interessi e, nel caso di molti giovani, deve iniziare all’interno delle scuole e delle università, perché sono la nostra fonte di crescita intellettuale, culturale e sociale. E’ fondamentale partecipare e non disertare le assemblee organizzate, è importante sfruttare tutti gli strumenti che la partecipazione giovanile mette a disposizione: dalle assemblee, passando per gli incontri tematici, arrivando ai portali e agli altri e veloci mezzi informatici. La rappresentanza è l’affidamento di una delega alla concertazione, non alla partecipazione.
Vincenzo Tafuri
PS
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