
Parliamo del 2 aprile. Giorno in cui si è svolta l’assemblea studentesca organizzata da Politologi per discutere e proporre soluzione ai problemi della facoltà. Una delle tante. Il nostro intento è quello di poter coinvolgere un maggior numero di studenti organizzando assemblee periodiche ogni 15 giorni. E’ quello che faremo.
Di cosa si è discusso? Dal calendario didattico alle critiche sui finanziamenti alle associazioni, dalla mancata pubblicazione delle date degli appelli d’esame della sessione estiva (prevista per metà/fine marzo) alle sollecitazioni alla rappresentanza a sbattere un po’ i pugni sul tavolo quando vi è la necessità.
I rappresentanti presenti erano Luigi Inversi, Francesco Lastaria, Marcello Framondi e Gianpiero Sirica.
La “questione finanziamenti”
Sulla vicenda inerente allo scandalo dei finanziamenti alle associazioni si è espresso Luigi Inversi, consigliere di amministrazione della Federico II. Inversi è uno di quelli che ha concorso nella valutazione e, quindi, nell’approvazione dei progetti presentati dalle associazioni studentesche iscritte all’albo della Federico II. “I finanziamenti ai progetti vengono attribuiti mediante un calcolo matematico; un algoritmo elaborato da un ingegnere composto da diverse variabili. Il nostro compito era quello di esprimere un voto alle variabili in questione”. Questo però non spiega come mai progetti come il calendario delle studentesse, quello delle feste universitarie o sull’elezione della reginetta di ateneo possano essere “valutati” qualitativamente migliori rispetto ad altri. Perché alla nostra associazione è stato approvato e finanziato il progetto inerente al portale e al giornale mentre Solunina, associazione di sociologia con più iscritti della nostra, che ha presentato un progetto simile al nostro (finanziato già da due anni) non ha ricevuto finanziamenti in merito al progetto in questione?
Come già detto Luigi Inversi (La Confederazione) fa parte del cda. Assieme a lui vi è anche Antonio Chianese, esponente dei vari gruppi di sinistra presenti nell’ateneo. Sia Inversi che Chianese erano iscritti a delle associazioni studentesche: il primo a Vamos, associazione operante nella facoltà di scienze politiche e il secondo a Fuoriorario associazione presente nella facoltà di sociologia. A Vamos sono stati stanziati poco più di 20.000 euro. A Fuoriorario, invece, 22.025 euro. Numeri che superano abbondantemente la media dei finanziamenti attribuiti ad ogni singola associazione. Ma questa è un’altra storia. Nei prossimi giorni vi spiegheremo dettagliatamente le varie “stranezze” della vicenda. Torniamo all’assemblea.
Dove sono finite le date degli appelli della sessione estiva?
I rappresentanti ci avevano assicurato che le date degli appelli d’esame della sessione estiva sarebbero uscite a metà, massimo fine marzo. Ad oggi ancora niente. Siamo ad Aprile. Durante l’assemblea ci è stato spiegato che le date non possono essere pubblicate se non vengono tutte comunicate dai docenti. Ne basta una per far slittare la pubblicazione. All’appello mancano quelle del prof. Tortorano e quelle della prof.ssa De Franciscis.
La politica dei “purtroppo è cosi”
Purtroppo. E’ una parola che sentiamo troppo spesso pronunciare dai rappresentanti. Anche durante l’assemblea. “Purtroppo la politica è questa”. “Purtroppo siamo solo in 7 nei consigli di facoltà contro 50 professori”. “Purtroppo è cosi”. “Purtroppo dobbiamo aspettare che i prof. comunichino le date per avere il calendario degli esami della sessione estiva”. Tanti, troppi purtroppo. Durante l’assemblea abbiamo ribadito con forza che in certe situazioni vi dovrebbe essere la volontà da parte dei rappresentanti di “alzare la voce”, di “sbattere i pugni sul tavolo” e pretendere ascolto e la rivendicazione dei propri diritti. Perché se una norma prevede che gli esami siano distanziati di almeno 15 giorni e questo limite non viene rispettato non si alza la voce? Perché se le date degli appelli della sessione estiva devono essere pubblicate a fine marzo, e a causa di due professori ciò non avviene, qualcuno non decide di denunciare l’accaduto? Assuefazione totale. Secondo Gianpiero Sirica la rappresentanza vuol dire “star seduto in consiglio di facoltà”. Magari rimanendo in silenzio quando qualcuno “ci fa il servizio”. Ne è un esempio la decisione di posticipare le lezioni di 30 minuti, cosi, dalla mattina alla sera. Come se non contassimo niente. Perché questo succede? Perché forse ci sono rappresentanti come Sirica che credono che rappresentare vuol dire stare seduto. Non dovrebbe significare, invece, parlare con la base? Capirne le esigenze, valutarne i problemi, cercando forme di collegamento, magari anche promuovendo assemblee, documenti di denuncia quando viene violato un nostro diritto? No, per qualcuno ciò vuol dire essere antidemocratici. A voi le conclusioni finali...
La politica dei “purtroppo” è una politica che non accettiamo. Vorremmo più coraggio nel decidere e nel denunciare. Insieme a quella base che ci dicono essere scomparsa. La base siamo noi studenti. Ma come si può pretendere di averne l’appoggio se non la si interpella e la si informa di ciò che accade? Se si facesse ciò da 7 diverremmo 20, poi 50, poi 100, 200…
Il sistema
Abbiamo chiesto troppe cose ai rappresentanti. Gli abbiamo chiesto di alzare la voce, denunciando le scorrettezze morali e legali commesse dal corpo docente o da chi che sia. Gli abbiamo chiesto di mettersi contro il sistema. Un po’ troppo per chi in realtà non fa altro che alimentarlo. Per chi dimostra di farne parte, attivamente. La politica dei “purtroppo” è una politica fatta sul silenzio assenso. Tanto, poi, c’è la possibilità di poter divenire collaboratore, di poter usufruire dei fondi messi a disposizione dall’ateneo e dall’adisu, di poter contare sulle persone giuste quando si deciderà di passare nella serie maggiore e cioè nell’olimpo del potere della classe dirigente. C’è ne siamo accorti soprattutto quando abbiamo subito l’ennesima minaccia di denuncia. E’ un incantesimo.
Ricominciamo, adesso !!!
Lo staff di Politologi

































