martedì, 18 marzo 2008

Ilaria Alpi era sulla strada giusta, perciò è stata assassinata assieme al suo cameraman Miran Hovratin. L'occidente industrializzato ha pensato bene di sversare i suoi rifiuti nelle terre dei paesi africani. La notizia è già da molto tempo di pubblico dominio, ma il quotidiano londinese The Times ha pensato bene di riaprire il dibattito su questo traffico illecito di rifiuti tossici.
I dati emersi evidenziano che il 47% dei rifiuti elettronici o radioattivi, per via mare e con navi pirata, arrivano in Somalia e in Nigeria. Addirittura, secondo l’ONG Basel Action Network, il 75% delle scorie destinate alla Nigeria non possono essere riciclate, diventando così agenti inquinanti. A livello mondiale, vengono prodotte dalle 20 alle 50 tonnellate di rifiuti elettronici: la parte riciclabile viene spedita in Cina ed India, dove vengono vendute all’asta, mentre la parte non riciclabile viene smaltita nelle zone già tartassate dalla fame e dalla povertà.
A riprova di quanto finora detto, tra il 1997 e il 1998, la sezione italiana di Greenpeace è riuscita ad impossessarsi di una copia dell’accordo firmato dall’allora presidente della Somalia, Ali Mahdi Mohamed, dove accettava 10 milioni di tonnellate di rifiuti tossici in cambio di 80 milioni di dollari. Un business milionario per gli affaristi occidentali, che con soli 8 dollari la tonnellata riuscivano a far scomparire rifiuti che, in Europa, avrebbero avuto un costo di riciclaggio e smantellamento di 1.000 dollari la tonnellata.
Cadmio, mercurio, piombo e, soprattutto, scorie radioattive: il “continente nero” è la pattumiera delle nazioni industrializzate.
Nonostante il problema dello smaltimento di tali scorie, in Italia, è ricominciato il dibattito sul nucleare, poiché, a metà aprile, ci saranno le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze. Nei programmi politici dei partiti più rappresentavi è contenuto un punto specifico che indica la necessità di dotare il nostro Paese con questo tipo di centrali, considerate pulite e sicure essendo di ultima generazione, ma, oltre a mentire sui tempi lunghi per la realizzazione e la messa in regime, si tace sul come eliminare i residui del processo atomico. Così come accaduto per le terre campane – dal giuglianese all’agro nocerino - sarnese, dall’acerrano al casertano – anche l’Africa è stata e sarà ancora vittima delle promesse demagogiche di tanti politicanti e imprenditori senza scrupolo. Tutto questo per non tradire lo slogan: mors tua, vita mea…

Vincenzo Tafuri

PS vi segnaliamo sul forum l'iniziativa "GIOVANI SI CAMBIA". Tra le associazioni che promuovono l'evento, ci siamo anche noi Politologi.



Postato da Politologi alle 19:21 | commenti (1) | Invia un Articolo |

Commenti
#1   19 Marzo 2008 - 12:53
 
Sono trascorsi 14 anni da quel tragico 20 marzo del 1994 in cui persero la vita la giornalista inviata del TG3 Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hovatin. Erano arrivati in Somalia qualche mese prima per documentare da vicino la missione ONU “Restor Hope” che negli intenti doveva mettere fine alla disastrosa guerra civile che lacerava il paese.
Un terribile agguato impedì ai due giornalisti di raccontare quello che avevano visto. Nel 2004 si insedia una Commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sul caso. il 6 febbraio 2006 il presidente di commissione, Carlo Taormina giunse alle conclusioni che: “Nulla mai hanno saputo e in Somalia passarono una settimana di vacanza conclusasi tragicamente”. “Alcuni giornali italiani hanno cercato prove di scandali legati alla cooperazione italiana in Somalia, al traffico di armi e a quello di rifiuti tossici. Nessuna prova. E non possono costituire fonte di cognizione causativa dell'uccisione dei due operatori dell'informazione, in quanto portatori del pericolo di divulgazione”.
Perchè negare l’ evidenza, il lavoro programmato da Ilaria sin da prima di partire per la Somalia, le interviste realizzate, le immagini girate da Miran sui luoghi ove armi e rifiuti venivano sbarcati e sostenere una tesi mortificante?
La risposta è una sola: i traffici criminali verso la Somalia, attivi gia’ ai tempi del governo di Siad Barre, proseguiti negli anni novanta talvolta con la copertura degli aiuti ai popoli sottosviluppati, continuano anche oggi. E ne sono protagonisti gli stessi personaggi che Ilaria avrebbe denunciato, coi servizi annunciati al Tg3 ma, purtroppo, mai realizzati.
sono molti i punti irrisolti e le persone messe a tacere e quello di ilaria alpi resterà l'ennesimo mistero italiano.
utente anonimo

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