
Romano Prodi e Clemente Mastella lasciano la politica: il primo, forse, per sempre, il secondo soltanto per questa tornata elettorale.
Il premier uscente lascia dopo un'esperienza politica trentennale, che lo ha visto alla ribalta mediatica per ben undici anni: "Il futuro è sempre bello. Io ho chiuso con la politica italiana, forse ho anche chiuso con la politica". Prodi lo fa dopo due brevi mandati alla Presidenza del Consiglio prima nel 1996 e poi nel 2006 dopo aver battuto sempre lo stesso avversario: l'inossidabile Silvio Berlusconi.
Con l'addio del Professore si chiude il cosiddetto prodismo, ossia un modo di essere che ha caratterizzato l'Ulivo e le miriadi coalizioni nate in questi anni dall'alleanza tra il centro e la sinistra. Moderazione e mediazione alla base di questo stile di chiara matrice democristiana. Al prodismo, oggi, si sostituisce il veltronismo fondato sull'immagine e sulla comunicazione del leader, che è uno stile mutuato dal berlusconismo.
Clemente Mastella si accomoda in panchina per un turno. Lo fa con l'amaro in bocca, che tenta di nascondere con le solite frasi di circostanza: "Non voglio dare l'impressione di rincorrere a tutti i costi il mandato parlamentare".
Il suo partito, l'Udeur, è stato travolto e decimato dall'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere per presunti tentativi di concussione, ma già, qualche mese fa, il leader di Ceppaloni è stato al centro dell'indagine "Why not", per abuso d'ufficio, coordinata dall'ex pm De Magistris. Ora, però, almeno a Catanzaro, si aprono le porte dell'archiviazione.
Mastella ha fatto il passo più lungo della gamba uscendo e non votando la fiducia al Governo, di cui ha fatto parte per un anno e mezzo. Ha sempre giocato al rialzo nelle trattative, questa volta l'azzardo non gli è riusciuto. Anzi, è stato un passo falso credere nelle proposte del Cavaliere, che, invece, ha attirato gli ultimi residui del Campanile verso la sua coalizione. C'è anche chi, come il deputato uscente e cognato Pasquale Giuditta, addebita i guai alla moglie Sandra: "Il corto circuito è cominciato quando la moglie ha deciso di fare politica. Lì è cominciato lo sgretolamento. Alla fine Clemente è stato rovinato dalla moglie e da qualche altro parente".
L'ex guardiasigilli ha determinato il suo futuro e quello di Prodi - che a differenza delle dichiarazioni attende un incarico dall'Onu - ma stavolta il proverbiale motto vale anche per lui: chi è causa del suo male, pianga se stesso...
Vincenzo Tafuri
PS
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