
Parlare di femminismo oggi? Che banalità. È ormai un movimento archiviato alla fine degli anni 80. Tuttalpiù possiamo riservarne un po’ di spazio in qualche discussione da salotto con gli amici, giusto per rendere più viva la serata. Invece no. Ed è proprio da questi forum confidenziali che emerge ancora una paradossale differenza tra uomo e donna. Che si diffonde nella vita sociale e politica. Ammettiamolo: tutti ci vogliono, dalla politica ai media, ma nella realtà quotidiana continuiamo ad essere discriminate. Sembra che non si è riusciti a portare fino in fondo la cosiddetta rivoluzione femminista. In questi giorni migliaia di donne sono di nuovo in piazza a difendere la 194, dopo la grottesca per non dire demenziale crociata antiabortista di Giuliano Ferrara, fino all’orrendo episodio del sequestro della polizia al policlinico di Napoli di un feto abortito, “corpo del reato” o “corpo elettorale”(come ha titolato “il manifesto”)?
Ammettiamolo, l’esplosione misogina di questi giorni non fa altro che affermare ciò che per conformismo o per pudore si cerca di negare: le donne sono incaricate di fare famiglia, accudire gli anziani, o occuparsi del sociale, punto!
Ritornando sempre sulla 194, sembra che il fare i figli sia più un dovere e non un diritto. Ciò giustifica anche il fatto che statisticamente parlando sono sempre meno le donne manager in quanto la loro inaffidabilità sul lavoro è motivata ai vincoli familiari. Una società democratica deve prendere atto, però, che ha bisogno di donne se vuole riprodursi. E l’unico modo di prenderne atto è quello di sostenerle nella loro libertà, con politiche di sostegno alla famiglia e alla contraccezione e alla libertà di interrompere la gravidanza. Ora mi chiedo: cosa è successo? se negli Stati Uniti una donna corre per diventare “l’uomo” più potente del mondo e addirittura in Nicaragua ci sono più donne ai vertici che in Italia, nel nostro paese c’è stato per forza qualche errore nel nostro femminismo, che non si è trasformato in programma politico concreto.
Il femminismo sessantottino, dove molte giovani donne parteciparono alle manifestazioni studentesche e alle lotte operaie, modificando le condizioni materiali e contestando le gerarchie in tutte le istituzioni, dove ci ha portate? Sì, un cambiamento c’è stato, ma manca un piccolo tassello. Quello mentale. L’uomo, il maschio continuerà sempre a considerarsi il primo. Sono pochi coloro che credono ed affermano le pari opportunità. Sembra quasi che tale accettazione non sia geneticamente possibile. Nel rapporto sociale e in particolare quello sessuale, gli uomini cercando di sostenere la propria superiorità. Ad esempio, secondo alcuni psicologi molti maschi considerano la fellatio come un gesto di accrescimento del proprio ego, ritenendo che un tale atto sia una forma di dominazione (o sottomissione) del partner, rifiutando, per il motivo opposto, invece, l’atto del Cunnilingus. Mi viene in mente un scena del film “la città delle donne” di Fellini, in cui durante un congresso di femministe interveniva una giovane donna a descrivere, in una delle più belle e degne denunce, la figura dell’uomo, “di quel uomo che con i suoi occhi deforma tutto ciò che vede nello specchio della derisione e della beffa.(…)Noi donne siamo solo dei pretesti per permettere di raccontare ancora una volta il suo bestiario, il suo circo, il suo avanspettacolo nevrotico, e noi lì, a far da pagliacci, da marziani, a far spettacolo per lui con la nostra passione, la nostra sofferenza”.
Vorrei che ognuno vedesse questo documentario storico (http://www.youtube.com/watch?v=Nd4hKM62vwY), proiettato per la prima volta nel 1979, che sconvolse l'opinione pubblica. Il "Processo per stupro" fu il primo processo a porte aperte della storia italiana, e l'impatto che ebbe sugli spettatori fu eclatante.
Diretto da Loredana Rotondo e proposto per la prima volta nell'aprile del 1979, fu visto da tre milioni e mezzo di spettatori. Venne poi insignito del Premio Italia e quando venne ritrasmesso nell'ottobre dello stesso anno gli spettatori furono invece nove milioni. Vi invito inoltre ad ascoltare le parole dell’avvocato difensore (http://www.youtube.com/watch?v=pht2dMsbuao&feature=related) ed a comprendere quanto le cose non siano poi così cambiate.
Diretto da Loredana Rotondo e proposto per la prima volta nell'aprile del 1979, fu visto da tre milioni e mezzo di spettatori. Venne poi insignito del Premio Italia e quando venne ritrasmesso nell'ottobre dello stesso anno gli spettatori furono invece nove milioni. Vi invito inoltre ad ascoltare le parole dell’avvocato difensore (http://www.youtube.com/watch?v=pht2dMsbuao&feature=related) ed a comprendere quanto le cose non siano poi così cambiate.
Angela Esposito
PS
Oggi, dalle 12 alle 24, il "Giorno del Rifiuto" in Piazza Dante a Napoli. Non mancate !!!
























