Siamo negli anni ’70, nel periodo in cui Cutolo trovava, fuori e dentro dalle carceri, una massa di giovani delinquenti che saranno alla base di quella che sarà la Nuova Camorra Organizzata (NCO). In questi anni inizieranno ad affermarsi i cosiddetti cantanti “neomelodici”, cantastorie provenienti dai quartieri napoletani.
Chi di noi non ha mai visto nelle tv private un cantante neomelodico? A chi non è mai capitato di ascoltare una loro canzone nelle radio locali? Ma chi sono realmente queste persone? Come nascono? Cosa raccontano?
Risalta subito agli occhi e alle orecchie ciò che distingue un cantante neomelodico da un cantante “normale”: presenza scenica omogeneizzata, testi delle canzoni in dialetto, diffusione capillare nei quartieri e nelle città di tutta la regione.
La Napoli dalle condizioni sociali piuttosto precarie, dalla povertà esistente da secoli in certi quartieri ha prodotto effetti sulla cultura popolare. Il teatro, la canzone, la letteratura non potevano ignorare quello che erano i modi di vivere della plebe e del sottoproletariato napoletano. La sceneggiata, ad esempio, nasce e si sviluppa in questi contesti. Eduardo De Filippo baserà le sue storie su un vissuto che è proprio del modo di vivere dei quartieri. La musica darà alla luce canzoni come Guapparia e Carcere (scritte da Libero Bovio). Insomma, tutte opere prodotte dalla borghesia napoletana in cui si raccontano fatti e situazioni i cui protagonisti sono personaggi “deviati”, figli della malavita, che vivono in contesti sociali in cui si cerca una “giustificazione sociale” alle attività illegali che essi svolgono. Ma si tratta di autori estranei a quei contesti. Autori che hanno vissuto al di fuori di quel modo di vivere, che lo hanno soltanto osservato, ma non toccato con mano. Autori che non difendono la malavita, né la giustificano, ma la raccontano, ne illustrano i tratti comuni relegandole un’arte.
A quest’arte si contrapporrà negli anni la Napoli giustificatrice, che nasconde i delinquenti a causa della camorra; una Napoli che diffonde una cultura popolare in difesa dei quartieri-Stato. Il fenomeno dei neomelodici si sviluppa in questo contesto: forte immedesimazione nel contesto sociale in cui si vive, giustificazione sociale all’illegalità, creazione di valori, appartenenza camorristica. E tutto questo può essere illustrato mettendo a confronto il passato con il presente. Canzoni come Nu Latitante (Tommy Riccio) e O’ Pentito (Zuccherino) raffigurano in maniera esauriente ciò che si intende per “cultura popolare deviata”, e cioè una cultura popolare nata e sviluppata in quei quartieri in cui la camorra (e quindi l’illegalità) è presente da secoli, in cui si cerca l’esaltazione del camorrista, si diffondono sentimenti di ammirazione verso quest’ultimo.
Scrive Isaia Sales: “I neomelodici affermano l’identità di una minoranza sociale urbana che cerca, attraverso le canzoni, un sostegno culturale al proprio modo di essere” [Le Strade della Violenza]. Una vera e propria identità sociale, in cui molti si riconoscono: è questo il segreto del loro successo. Continua Sales: “Chi scrive questi testi non vuole essere ascoltato da un pubblico eterogeneo, ma soltanto dal suo pubblico che è quello che giustifica anche la camorra”.
I clan, o meglio i boss, non hanno mai ignorato questo fenomeno, anzi, è stato dimostrato che ogni cosca “sponsorizza” il suo neomelodico preferito, preferibilmente appartenente al territorio di controllo dell’organizzazione criminale in questione. Il boss Luigi Giuliano ha scritto parecchi testi per canzoni neomelodiche: Chill’ va pazz’ pe’ te, cantata da Ciro Ricci, è divenuta un autentico tormentone negli anni ’90 a Napoli e provincia. Gigi D’Alessio, sponsorizzato dallo stesso Giuliano, ha più volte raccontato delle nottate trascorse col Re di Forcella a scrivere canzoni.
Un fenomeno che non si “accontenta” di essere arte popolare, ma che in certi casi ha portato alla gestione di numerosi affari: matrimoni, feste di piazza, comunioni, apparizioni televisive, compilation.
Fenomeno che è in continua evoluzione, consolidato dal successo che si ottiene sfruttando l’incredibile diffusione di quella cultura dell’illegalità che è presente in ogni città o paesino della regione.
Davide Cesarano

































