Da una deposizione di uno dei comandanti dei lager di Auschwitz, Rudolf Hoss, al processo di Norimberga:
“La soluzione finale del problema ebraico significava il completo sterminio di tutti gli ebrei d’Europa. Mi fu dato l’ordine, nel giugno del 1941, di creare, ad Auschwitz, istallazioni per lo sterminio. A quel punto nel governatorato generale della Polonia esistevano già tre altri campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek(…).
Feci una visita a quello di Treblinka per vedere come si procedeva allo sterminio. Il comandante del campo di Treblinka mi disse di aver liquidato 80.000 persone nel corso di un semestre. Era stato incaricato di liquidare prima di tutti gli ebrei provenienti dal ghetto di Varsavia. Egli usava monossido di carbonio. Ma io non ritenni che i suoi metodi fossero molto efficienti, per cui, quando ad Auschwitz organizzai i locali per lo sterminio, usai lo Zyklon B, acido prussico in cristallo, che veniva fatto cadere nella camera della morte da una piccola apertura. Per uccidere coloro che vi si trovavano bastavano da tre a quindici minuti, a seconda delle condizioni atmosferiche. Sapevamo che le persone erano morte quando le grida cessavano. In genere aspettavamo una mezz’ora prima di aprire le porte e portare via i cadaveri. Poi i nostri Kommandos speciali toglievano loro gli anelli e i denti d’oro. Rispetto a Treblinka, un altro progresso fu la costruzione di una camera a gas che contenevano duemila persone alla volta: mentre a Treblinka le dieci camere a gas del campo potevano servire solo per duecento persone ognuna”.
Chi era questo uomo? Come è possibile che possa raccontare tanta crudeltà con una tale freddezza. Eppure come lui tantissimi altri uomini, che riconoscevano di essere dei carnefici professionisti, nella quotidianità svolgevano una vita familiare come tante altre, magari amavano i bambini eppure gli animali. Padri di famiglia, borghesi, atei convinti o fedeli devoti di una chiesa cristiana, che hanno ammazzato più di sei milioni di donne, uomini, bambini, adolescenti, semplicemente per eliminare dalla faccia della terra quel che loro consideravano una razza inutile e nociva. Questa vicenda che qualcuno ha voluto chiamare olocausto, altri shoah (distruzione in ebraico) oggi si è tramutata in una semplice metafora, un simbolo o una parola d’ordine (mai più!). Ritengo invece che ora più che mai bisogna ritornare a raccontare i fatti, le storie di questi uomini privati della loro dignità. Ebrei, zingari, intellettuali e preti di straordinario coraggio che ignorarono le continue esortazioni all’obbedienza e alla lealtà del loro stato, dei loro capi spirituali, della loro chiesa scegliendo piuttosto la strada della propria coscienza. È questo il significato del 27 gennaio. Per non dimenticare!
“Voi che vivete sicuri, nelle vostre tiepidi case, voi che trovate tornando a sera, il cibo caldo e visi amici:considerate se questo è un uomo: che lavora nel fango, che non conosce pace, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna: senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpite nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.”
(Primo Levi, Se questo è un uomo)
Angela Esposito
PS
Altra cultura universitaria e Politologi propongono la settimana della memoria. Una settimana di discussione e approfondimento in occasione del 27 gennaio. Vi invitiamo quindi a proporci sia sul forum che sul blog i vostri punti di vista, le vostre opinioni. In settimana verrà attuato un cineforum su l’argomento e con le vostre idee.

































