Qualche giorno fa ho riascoltato una vecchia canzone di De Gregori, credo la più bella ed emozionante che abbia mai composto. È un’ode alla sua Italia, quella derubata e colpita al cuore, l’Italia che non muore…l’Italia presa a tradimento, assassinata dai giornali e dal cemento…l’Italia dimenticata, l’Italia da dimenticare… l’Italia che lavora, che si dispera l’Italia che si innamora. È un inno all’Italia, l’Italia che non ha paura e… che resiste”.
Questa canzone fu composta nel ’79, e ascoltarla fa davvero venire i brividi.
Eccola la nostra Italia. Non è cambiata affatto, anzi credo che si invecchiata. Certo, se lo dice il “Times” britannico ci fa incazzare, ma ammettiamolo il nostro Paese sta tramontando. Credo che sia davvero alla frutta. Di segnali ne stiamo avendo fin troppi: dalla crisi dei rifiuti in Campania, i morti sul lavoro a Torino, la crisi economica del Paese, fino al dissenso degli studenti de “La Sapienza” contro il Papa. Oh, e non nascondiamoci dietro al fenomeno dell’imprevisto. Eravamo stati avverti da molto tempo, ma ci siam lasciati distrarre dalla banalità, aiutati, sicuramente, da una buona dose di mal informazione, la cosiddetta informazione “trash”, la vita segreta di politicanti, vip, grandi fratellini ecc…ed ecco il risultato, il contenitore dei panni sporchi è ormai pieno.
Qualche sociologo un po’ romantico afferma che solo un nuovo ‘68 potrebbe salvarci. Io ho i miei dubbi, anche perché vorrei ricordare che alcuni di questi sessantottini, che ai tempi si proclamavano di estrema sinistra sono diventati oggi cassa di risonanza di quel sistema che tanto ripudiavano, ovvero il capitalismo. La democrazia si è trasformata in una farsa. Lo stato afferma la propria impotenza. Sono le cosiddette lobby a manipolare ogni cosa. Industrie farmaceutiche, automobilistiche, banche, sono loro che detengono un potere anticostituzionale e antipopolare, ma che, ciò nonostante, determinano scelte politiche e legislative. Ma a volte (raramente, ma capita) le cose vanno male. Qualche intercettazione, qualche inchiesta ed ecco che il mostro viene messo con le spalle al muro. Si fa scalpore per qualche giorno ma poi si ritorna alla quotidianità, tra un’alternanza di notizie di cronaca nera o rosa. Ma voglio essere più chiara con un esempio. Ieri ho sfogliato qualche vecchio giornale ed ho trovato un’inchiesta de “La Repubblica” di un anno fa sulle morti bianche. Secondo l’Anmil, associazione nazionale mutilati ed invalidi sul lavoro, nei primi mesi del 2006 l’istituto per le assicurazioni contro gli infortuni ha certificato che gli incidenti erano stati settemila in più rispetto all’anno 2005. Ma ad ottobre erano scesi al 9%. Il dato dell’Inail parlava di “un risparmio di vite, una tendenza complessiva al ribasso”. Soltanto nel 2005, in Italia erano stati 8.530 quelli che non avevano ancora 17 anni ed erano rimasti vittime di una “disgrazia” sul lavoro. Dalla perdita della falange di un dito della mano sinistra all’infermità totale. La falange di un dito vale 3 mila euro l’anno di rendita, 250 al mese. Nel linguaggio burocratico dell’Inail l’indennizzo ha proprio quel brutto nome: rendita. Senza considerare però gli infortuni dei lavoratori in nero. Spesso non si sa nulla, spesso non arrivano nemmeno in ospedale e quando ci arrivano non risultano vittime di incidenti sul lavoro (“La Repubblica” 21 novembre 2006). Ecco l’altra Italia, quella che nelle tabelle non compare mai. L’Italia della vergogna. Come quella dei morti di amianto (vi consiglio di vedere il film “il posto dell’anima”). Come quella dei morti degli stabilimenti petrolchimici. Chi lo sa quanti sono stati e quanti sono ancora i casi di tumore in quelle 13 aeree a rischio ambientale? E quante sono le industrie killer che buttano sempre i loro fumi e i loro veleni? (compresi inceneritori). È una carneficina quotidiana, un anno fa come oggi continuano a mancare i controlli, i costi della sicurezza continuano ad essere considerati costi aggiuntivi e l’Inail continua a ridurre il fenomeno. Sapete inoltre cosa prometteva il ministro del lavoro Cesare Damiano, sempre in questa inchiesta di un anno fa? Nuove norme, non che 60 nuovi ispettori, in attesa di altri 40, a cui assegnare compiti di controllo sul territorio anche di sabato e in orari inconsueti. Direi che è stato un brutto scherzo del destino per il caro ministro quello del catastrofico incidente alla ThyssenKrupp di Torino, proprio la sua Torino dove negli anni ‘70-‘80 faceva il sindacalista per la Fiom Cigl. Ma quello che conta è il pensiero!
La cosa che mi fa più rabbia è che i numeri degli incidenti sul lavoro sono inversamente proporzionali al salario dei lavoratori. Il potere d’acquisto dei salari dal 2002 al 2007 è crollato di circa 1900 euro (dati Ires-Cgil). Sono ormai troppi oggi i lavoratori che ricevono poco meno di 900 euro al mese.
Ecco l’Italia di oggi, l’Italia che cerca in tutti i modi di mascherare i propri scheletri, ma ripeto ormai è tardi. Le cose si sanno ma ciò nonostante desta ancora meraviglia una notizia come appunto, le morti bianche, la catastrofe campana dei rifiuti (nonostante i 14 anni di emergenza), la corruzione dei politici, i concorsi e le gare di appalti truccati, per non parlare poi del polverone che si è innalzato negli ultimi giorni tra laici e cattolici. Sono ormai visibili i segni di un collasso, a noi non resta che versare qualche lacrima di coccodrillo. Infondo è di tendenza farlo, lo ha fatto Mastella, il Papa, probabilmente anche Bassolino. E per far intendere il movimento di “palle” di tutto il paese ci pensa il futurista Graziano Cecchini con la sua ennesima bravata di gettare cinquecento mila sfere colorate dalla scalinata di Trinità dei Monti. Credo che l’analogia sia fin troppo chiara. Almeno ci resta il senso dell’umorismo!
Angela Esposito
































