
Doveva essere una semplice fiaccolata, una marcia della pace per le strade di Napoli. La risposta dei napoletani è sta invece unica ed inaspettata. In dieci mila a dire no alle discariche, no agli inceneritori. Da piazza del Gesù è nato un movimento. Quello dei delusi, degli insoddisfatti che però non restano indifferenti innanzi alla decisione di chi vuole dar via ad una catastrofe ambientale ormai già annunciata. No! Il popolo di Napoli è il popolo che si prende per mano e lotta pacificamente. Il clima alla manifestazione era vitale, negli occhi di ognuno, uomini, donne, bambini, studenti, traspariva la voglia di opporsi, di affermare il loro diritto di resistere, contro i soprusi, le strumentalizzazioni, l’arroganza di chi ha designato De Gennaro, simbolo della vergogna di Genova, di chi ha respinto le richieste partite fin da quest’estate dai comuni di Serre e Terzigno di rinunciare all’idea della discarica, di chi ora continua a governare in questo clima senza una dignità politica e personale. A Napoli martedì è morta la politica.
La marcia prosegue per più di tre ore. Lungo il percorso si incontrano varie realtà, quella dei centri sociali, dei no global, degli amici di Beppe Grillo, degli studenti dell’accademia occupata, dei cittadini di Gioia Tauro di MDT Calabria, la sinistra critica, le varie associazioni ambientalistiche, e poi al centro quello del popolo di Pianura. Nei pressi di piazza Carità, incrocio un uomo dal volto piuttosto familiare, solo dopo riesco a comprendere chi sia. È Oreste Scalzone, leader negli anni 70 di lotta operaia, tornato l’anno scorso dalla Francia, dopo circa 25 anni di esilio, anche lui a combattere per un diritto. Il corteo procede lungo via Medina, dove un gruppo di ragazzi depongono sacchetti e uova marce fuori al commissariato. Mentre partono le note della canzone inno della protesta (“rifiuti, rifiuti, rifiuti, fermate il mostro”) si alza la voce di padre Alex Zanotelli, ormai simbolo della lotta ambientale, gridando al microfono la sua solidarietà a chi lotta, affermando come il popolo delle piazze non sia il popolo dei no, ma piuttosto il popolo dei si, perchè le soluzioni ci sono, e sono i siti alternativi individuati in Irpinia dal professore De Medici, come la raccolta differenziata porta a porta. Gli inceneritori non sono la soluzione. Basta con la favola che non sono tossici, sono tossici e come. Acerra, dove l’inceneritore non è entrato ancora in funzione, gia si macchia di un elevato numero di malati di tumori. E questo non è solo uno dei punti contro. La Fibe, che si è aggiudicata gli appalti, nonostante avesse presentato il progetto peggiore, risulta rinviata a giudizio per truffa e disastro ambientale. Un contadino di Serre afferra il microfono, e con la più grande spontaneità, degna di una commedia napoletana, che ricordava Silvio Orlando, ci racconta della sua vita, di come ormai coltiva il veleno. Infine ci da anche dei “cretini” perchè mangiamo i preparati “Bonduelle”.
La protesta pacifica finisce in piazza Plebiscito dove vengono deposti slogan e striscioni. La delegazione non viene ricevuta e la delusione è grande perché sono ben consapevoli che se la commissione deciderà per il sì la discarica si farà. Ma la delusione non sarà solo quella degli abitanti di Pianura, ormai la protesta va ben oltre e abbraccia tutti coloro che hanno un minimo di buon senso, che temono l’impatto ambientale ma che sono ormai stanchi di lamentarsi, di tutto. Io credo che questo sia il popolo dell’ormai ignorato articolo 1 della costituzione italiana. Io spero che nessuno se lo dimentichi mai!
Angela Esposito
PS
Sul forum le domande del Prof. Piccolo (Statistica) e del Prof. Tizzano (Economia Aziendale). Cosa aspetta, registrati!!!

































