
Ogni anno il primo dicembre è indetta la Giornata Mondiale contro l'AIDS. La ricorrenza è stata scelta in quanto il primo caso di AIDS è stato diagnosticato il 1° dicembre 1981. Da allora l'AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più sterminatrici che la storia ricordi, la peste del nostro secolo. L'idea di una Giornata mondiale contro l'AIDS ha avuto origine al Vertice Mondiale dei Ministri della Sanità sui programmi per la prevenzione dell'AIDS del 1988 ed è stata in seguito adottata da governi, organizzazioni internazionali ed associazioni di tutto il mondo. La Giornata Mondiale contro l'AIDS è stata organizzata dall'UNAIDS, ovvero dall'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della lotta all'AIDS, la quale, in collaborazione con altre organizzazioni coinvolte, ha scelto di volta in volta un "tema" per la Giornata.
L’emergenza AIDS in Africa è cresciuta nel 2006 in proporzioni allarmanti. In Africa ogni giorno 6 mila ragazzi fra i 15 e i 17 anni contraggono il virus, 650 mila bambini ogni anno lo ricevono in eredità dalle proprie madri, e ogni minuto un bambino cessa di vivere a causa sua. Sono questi i numeri drammatici della diffusione del virus dell'Hiv-Aids, che oggi colpisce più di 2 milioni di bambini e 12 milioni di giovani, e che finora ha prodotto oltre 15 milioni di orfani. Una strage silenziosa che colpisce soprattutto l'Africa, che con il 10 per cento della popolazione mondiale conta invece il 60 per cento dei malati di Hiv-Aids.
Ad oggi, stimano le Nazioni Unite, solo una persona malata su dieci ha accesso alle cure e solo quest'anno i morti sono stati 2 milioni 100 mila.
I NUMERI DELL'HIV-AIDS IN AFRICA
25.160.000 i sieropositivi
(su 40.000.000 circa in tutto il mondo)
Di questi:
2 milioni sono bambini
12 milioni sono giovani
Ogni giorno contraggono il virus:
650.000 bambini (dalle proprie madri)
La comunità internazionale deve prendere posizione: appare infatti sempre più necessario un ripensamento a livello globale nelle strategie di prevenzione e cura dei sieropositivi, soprattutto in considerazione del fatto che sono in molti a frenare la diffusione di forme di prevenzione, come ad esempio l’uso dei preservativi.
Ma in assenza di un vaccino l’unica strategia sostenibile per contenere il virus è la prevenzione.
I preservativi sono oggi lo strumento più efficace per la riduzione della trasmissione dell’HIV e delle altre malattie sessualmente trasmissibili, ma non sono l’unica soluzione al problema dell’HIV in Africa. Al contrario, AMREF, organizzazione non governativa internazionale che si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali, ritiene che, per incidere sulle altre forme di trasmissione del virus e indurre reali cambiamenti di comportamento, per essere davvero efficienti nei programmi di prevenzione è necessario analizzare a fondo i contesti socio-culturali specifici nei quali si vuole intervenire, e non quindi rispondere applicando modelli universali ovunque.
Mentre nei paesi sviluppati i sistemi sanitari adeguati hanno risposto con successo al problema dell’HIV, nel continente africano il trattamento e la cura delle persone affette dal virus continuano a rappresentare una sfida impegnativa.
L’Africa ha le proprie consuetudini e dinamiche, e i sistemi e i modelli adottati in Occidente nel continente, troppo spesso, non funzionano. Inoltre, la presenza di tante realtà così diverse tra loro non consentono di individuare un’unica soluzione che possa andare bene ovunque: culture, economie, modi di pensare e persino condizioni climatiche diverse contribuiscono a fare della risposta all’HIV un’impresa molto complessa.
Angela Esposito
































