
Un motivetto già conosciuto, una musica orecchiabile, una melodia che riusciamo a fischiettare ma proprio non ricordiamo le parole, eppure quella canzone ha un qualcosa di conosciuto. Quando ascoltiamo un brano e pensiamo di conoscerlo già, la nostra non è detto che sia una semplice impressione; in un periodo dove c'è un abuso di cover, di tribute, di " the best of..." e di "live to..." dove tutti i musicisti sono "...and friends" diventa difficile capire perchè vale ancora la pena spendere tanti soldi per un cd musicale, anzi per meglio dire plagio musicale. Si proprio così, plagio musicale , ossia quando un brano musicale assomiglia in modo sfacciato ad una canzone già esistente. Per essere più precisi quando ci ritroviamo "una riproduzione abusiva di un'opera altrui con appropriazione di paternità (L. n. 633 del 1941)." Detto in termini semplici, non è altro che la vecchia ed elementare copia copiarella. Su www.plagimusicali.net/ si scopre che da Gigi D'alessio a Zucchero, passando per icone musicali come gli Oasis fino ai Tokio Hotel freschi di premiazione agli MTV Europe Music Awards, sono pochi i musicisti che non hanno preso "ispirazione" da qualche loro collega. Vecchi e nuovi miti della musica nazionale ed internazionale spesso e volentieri più che dei grandi artisti non sono altro che dei gran copioni. E pensare che si parla di crisi delle case discografiche ma difficilmente viene in mente di parlare di crisi musicale. Cosa dire allora ? Rock is dead...diceva una canzone, sperando che anche questa non sia un altro plagio.
Dario Russo
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