
La canapa indiana può essere coltivata in piccole piantagioni domestiche per essere venduta come pianta ornamentale. È la sentenza 40362 con cui la Corte di Cassazione respinge il ricorso della Procura di Genova presentato contro la doppia assoluzione (pronunciata nel gennaio 2003 dal Tribunale di Savona e nel luglio 2005 dalla Corte d'appello) disposta nei confronti di un anziano uomo che aveva coltivato cinque piante di canapa indiana, una delle quali immersa in una vasca piena d'acqua, destinate ad adornare l'interno di vasetti di vetro che venivano messi in commercio come lumini.
Contro tale decisione la pubblica accusa ha protestato a Piazza Cavour precisando quanto sia impossibile ipotizzare che un privato possa lecitamente coltivare piante di canapa indiana per scopi ornamentali, in quanto il legislatore considera pericolosa per la salute ogni forma di diffusione della droga.
La Corte ha sottolineato che la coltivazione di piante, da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti, che non si configuri come coltivazione in senso tecnico-agrario, rimane nell'ambito della coltivazione domestica e non costituisce reato. Così il reclamo del magistrato ligure è stato rigettato.
Già il tribunale di Cagliari, lo scorso settembre, aveva assolto un ragazzo che coltivava questa droga nel terrazzo in quanto il giudice aveva accolto le argomentazioni dell'avvocato difensore che aveva richiamato una decisione della Cassazione dello scorso maggio che con la sentenza 17983, aveva annullato la decisione della Corte d'Appello di Roma che aveva condannato un giovane per aver coltivato cinque piante di marijuana. La Cassazione aveva assolto il ragazzo perché il fatto non sussisteva, individuando una netta differenza tra la coltivazione in senso tecnico e la detenzione per uso personale. La coltivazione presuppone infatti la disponibilità di un terreno, oltre a una serie di attività, che vanno dalla preparazione della terra alla semina, dal controllo delle piante alla creazione di magazzini per la custodia del prodotto. La cosiddetta coltivazione "domestica" di poche piantine non poteva essere compresa all'interno del concetto tecnico-giuridico.
è davvero interessante avere appreso come la Cassazione abbia proferito giudizio su tale situazione.
In questi ultimi cinquanta anni sulla cannabis se ne sono sentite di cotte e di crude: c’è chi ne sottolineava tutte le proprietà vantaggiose e chi ne condannava qualsiasi utilizzo.
Per svariati motivi di natura politica ed economica la canapa è stata bandita dalla farmacopea mondiale ufficiale nei primi anni del 1900 e resa illegale praticamente in tutti gli Stati del mondo a partire dalla fine degli anni Trenta (spesso accomunata alle droghe cosiddette 'pesanti').
Ma cos'è la canapa? La canapa è una pianta erbacea con fiori o solo maschili o solo femminili. Dai fiori femminili si ricava una resina dove sono concentrati i principi attivi più importanti dotati di specifiche proprietà terapeutiche ed in grado di modulare gli effetti del THC, riducendone gli effetti collaterali e prolungandone la durata di azione. Il THC, il CBD (rilassante a livello psichico) e il CBN (efficace sulla muscolatura) sono in grado di alleviare le sofferenze inferte da alcune patologie e in alcuni casi stabilizzarle o addirittura portare il paziente alla totale guarigione. Fra mille ostacoli ed infiniti problemi, la cannabis sta aiutando sempre più medici e pazienti.
In quasi tutti i Paesi occidentali, gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna, la Germania, l'Olanda, il Canada, la Spagna ed Israele, si è arrivati all'inserimento nel prontuario farmaceutico di cannabinoidi sintetici realizzati artificialmente in laboratorio.
In Italia è difficile venirne in possesso, la canapa e i suoi derivati continuano ad essere illegali; esiste comunque in internet un modulo predisposto dal ministero per la richiesta di importazione del bedrocan, che il medico compila, la ASL riconosce, timbra e invia al ministero della salute per l'autorizzazione: http://www.torontohemp.com/tccinfo.htm da questo link si può scaricare un depliant in inglese sull' uso medico della cannabis naturale.
Normalmente la cannabis e il THC sono ben tollerati dal nostro organismo tanto che non sono conosciuti casi di morte dovuti all'uso di cannabis e alla sua tossicità complessiva, che è una delle più basse (se non la più bassa) fra le sostanze medicinali e non. In teoria, la dose letale negli umani, ammonta a circa 40.000 volte la dose ordinaria.
Oggi sono centinaia, se non migliaia, i pazienti che si curano con la canapa in Italia. La maggior parte lo fa sottovoce, per paura di essere arrestati, ma ci sono anche pazienti che si ribellano. Infatti esiste un’associazione: l’A.C.T. (Associazione Cannabis Terapeutica) presente al seguente indirizzo internet: http://medicalcannabis.it che fornisce notizie, approfondimenti, schede, rapporti, ricerche, dossier e molte risposte sia alle più semplici curiosità che per questioni più tecniche.
Angela Esposito
























