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lunedì, 23 aprile 2007

Nei giorni dei congressi paralleli di Democratici di sinistra e Margherita che ufficialmente sciolgono i due partiti in vista della costituzione del Partito democratico, molti si pongono la seguente domanda, in apparenza semplice: quale sarà lo scenario politico dell’immediato futuro? Partiamo con delle premesse di fondo, per meglio inquadrare una possibile risposta. Per immediato futuro bisogna intendere sostanzialmente lo scenario che ci si presenterà allorché si andrà a nuove elezioni politiche, cioè a fine legislatura; che questa giunga fino alla fine, nel 2011, o termini in anticipo, presumibilmente accorpando elezioni politiche ed elezioni europee nel 2009 (per tutta una serie di motivi), si parla di un futuro prossimo. La costituzione del Partito democratico, la cui fase costituente inizierà ufficialmente nella primavera del 2008, quasi certamente spingerà il centrodestra, come ha dichiarato lo stesso leader Silvio Berlusconi al congresso dei Ds, a compiere un passo simile, ossia a costituire un grande partito unico del centrodestra da egli stesso denominato “Partito della libertà”. Verosimilmente, tale partito unico del centrodestra (che poi, similmente a quello del centrosinistra, tanto unico non sarà), nascerà dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale, essendosi la Lega Nord già chiamata nettamente fuori ed essendo i disegni dell’Udc di Casini ben lontani da un progetto simile, e più vicini semmai alla costruzione di un nuovo “grande centro”. Ora, prima di fare qualsiasi previsione, bisogna comprendere che gran parte delle scelte dei partiti che non si fonderanno in questi due grandi partiti unici dipenderanno, in gran parte, dalla nuova legge elettorale che uscirà dal dibattito parlamentare. A tutt’oggi, l’opzione più gradita è un modello cosiddetto “alla tedesca”, con un forte sbarramento (al 4 o al 5%), che in sostanza penalizzerebbe molto i partiti piccoli. Se, nonostante i veti del Mastella di turno, una legge simile dovesse passare, ci troveremmo di fronte ad una corsa frenetica alla fusione da parte di tutti quei soggetti che, specie nel centrosinistra, non avrebbero alcuna speranza di essere rappresentati in Parlamento: partiti come i Verdi, l’Italia dei Valori, l’Udeur e i Comunisti italiani, per non parlare dei vari micro-residui della ultra-decennale diaspora socialista (Sdi, Npsi, i Socialisti). Partiamo proprio da questi ultimi, e dal recente congresso dello Sdi, in cui il segretario Boselli ha affermato con convinzione di voler procedere alla riunificazione definitiva degli eredi del Psi e la loro ricollocazione a sinistra, pur se decisamente fuori dal Pd, incontrando il favore degli altri ex-compagni, da Bobo Craxi a De Michelis. Ponendo che, anche e soprattutto in vista di detta legge elettorale, tale riunificazione socialista giunga finalmente a compimento, questo significherebbe non solo il divorzio dello Sdi dai Radicali, ma soprattutto la nascita di un nuovo partito (secondo Boselli da chiamare obbligatoriamente Partito Socialista Italiano) con il chiaro obiettivo di raggiungere percentuali non imponenti, ma quantomeno incoraggianti, da un minimo del 3% ad un massimo del 5%. Passiamo ai Comunisti; la scissione che vide i cossuttiani fondare il Pdci in disaccordo con lo strappo bertinottiano con il primo governo Prodi, 9 anni fa, non ha chiaramente più alcun senso, e anche qui la nuova legge elettorale, peraltro molto gradita a Rifondazione, incoraggerebbe la nascita di una “izquierda unida” all’italiana, un polo di Sinistra che riunisca le attuali forze della cosiddetta “sinistra radicale”, e quindi Prc e Pdci, con oneste possibilità di raggiungere anche il 10% dei consensi, se non oltre. L’incognita riguarda i Verdi; assolutamente incomparabili, per storia e dimensioni, ai partiti ambientalisti europei, dai Verdi tedeschi a quelli scandinavi; in crisi di identità, essendo stato il tema ambientale fatto proprio dalla quasi totalità dei soggetti politici, perlomeno di quelli progressisti, primo fra tutti il nascente Partito democratico. Ed è proprio nel Pd che i Verdi potrebbero confluire, se la fase costituente del 2008 si dimostrerà abbastanza aperta e senza sentimenti esclusivi, altrimenti Pecoraio Scanio e compagni dovranno giocoforza unirsi al polo “comunista”, non senza dissensi e forzature. Di Pietro, invece, ha già fatto capire da tempo di voler aderire al progetto unitario riformista dell’Ulivo qualche anno fa, quando, in occasione delle elezioni europee, fu “bloccato” dal veto dello Sdi, allora terza ruota del “triciclo” ulivista. Fuori i socialisti impegnati nella riunificazione, non c’è motivo per non includere nel Pd anche l’Italia dei Valori, che altrimenti sarebbe destinata a scomparire. Infine, l’Udeur di Mastella, insofferente alle coabitazioni forzate del bipolarismo all’italiana, abbraccerebbe più che volentieri i progetti dichiaratamente neocentristi di Casini, che avrebbero il grosso vantaggio di non impegnare la nuova formazione in nessun accordo di coalizione ma di conservare il carattere tutto peculiare di “ago della bilancia” dell’arco parlamentare (a meno che la nuova legge elettorale non preveda un fortissimo premio di maggioranza alla coalizione che ottenga pià voti), specie se, come prevedibile, il divario tra le coalizioni facenti riferimento l’una al Pd l’altra al Pdl non sarà troppo grande.

 

Possiamo quindi fornire ragionevolmente un primo abbozzo di scenario, alla luce di quanto detto finora. Due coalizioni prinicipali, dalla seguente composizione, più un terzo polo centrista:

Partito democratico (ex Ds, Margherita, Idv?, Verdi?, altri partiti minori es: Mre?, Pri?) circa 30-35%;

Partito di Sinistra (ex Prc, Pdci, Verdi?, sinistra Ds?) circa 10-12%;

Partito Socialista (ex Sdi, NuovoPsi, i Socialisti) circa 3-5%;

Totale probabile coalizione progressista: min 43% - max 50%.

Partito della libertà (ex Forza Italia, An) circa 30-35%;

Lega Nord circa 5%;

Partito di Destra circa 5%;

Totale probabile coalizione conservatrice: min 40% - max 45%.

Polo di Centro circa 10-15%.

Sono ovviamente stime non attendibili, in quanto, oltre a riferirsi a scenari futuri, non tengono conto degli spostamenti di preferenze che generalmente seguono importanti variazioni, per composizione dei partiti e delle coalizioni, del sistema politico, senza parlare dell’influenza che potrebbero avere altri partiti tradizionalmente al di fuori degli schieramenti (come i Radicali, in futuro quasi certamente di nuovo soli) e più in generale dell’intero sistema elettorale, che qui però abbiamo supposto come una sorta di proporzionale alla tedesca “corretto”, cioè con premio di maggioranza e sbarramento per le liste più piccole. Per la dicitura “partito di Destra” si intendono quei movimenti che attualmente ruotano intorno al Movimento sociale, ed ai vari Fiore, Tilgher, Mussolini, a cui probabilmente si aggiungerebbero gli “irriducibili” di An contrari alla fusione nel Pdl, presumibilmente pochi; in ogni caso, si tratterebbe di una formazione certamente potenziale alleata del Partito della libertà, che, vista anche la presenza della Lega Nord, sposterebbe anche l’asse della coalizione più a destra, dunque definitivamente lontano da un accordo con il Centro.

Un’ultima considerazione riguarda la recente decisione, peraltro annunciata, di una parte dei Ds, il cosiddetto “correntone” facente capo a Fabio Mussi, di non prendere parte al progetto del nascente Partito democratico. Questo pone gli “scissionisti” (posto che sia corretto definirli tali) di fronte ad un grosso problema di collocazione: se infatti è poco probabile che tale corrente si accorderà semplicemente con la sinistra radicale, per ovvii motivi, suonerebbe altrettanto strana, se non di più, una confluenza nel futuro nuovo Partito Socialista, poiché gli ex Ds col tempo dimostratisi più vicini agli eredi del Psi (quelli che hanno riabilitato Craxi, in sostanza) sono attualmente tra i più convinti sostenitori del Pd. In vista della possibile legge elettorale più volte menzionata, Mussi e compagni avrebbero di fronte a sé solo problemi, sia che abbiano in mente di costituire un soggetto nuovo (con quali elementi? in quanto tempo? soprattutto, con che potenziale elettorale?) sia che decidano di confluire, forzando se stessi più di quanto avrebbero fatto entrando anch’essi nel Pd, in una delle due formazioni suddette.

La nostra analisi trova un certo riscontro in un recente sondaggio pubblicato dal sito del Sole 24 ore. I risultati del sondaggio, intitolato “Cosa succederebbe con nuove formazioni politiche?”, sono i seguenti (fig.1): clicca qui per vedere la figura.


La tabella qui riportata va letta tenendo presente due fattori, che riguardano, il primo, i partiti tenuti in considerazione, il secondo le percentuali ad essi attribuite.

Come si vede, i partiti, o meglio, le formazioni previste da questo sondaggio, sono principalmente 7 (si considerano esclusi, naturalmente, le miriadi di liste minori, incluse quelle “civetta”); ma a differenza della nostra analisi, il sondaggio considera, in luogo del Psi “riunito”, un indistinto “polo laico socialista/radicale”, come potrebbe intendersi l’attuale Rosa nel pugno; una formazione che, visto il recente risultato elettorale, non avrà un grande futuro, quindi non si capisce perché riproporla di qui alle prossime elezioni; “Destra sociale” e “Movimento autonomista” ricalcano quelli che abbiamo indicato rispettivamente “partito di Destra” e “Lega Nord”(la quale andrà probabilmente in futuro integrandosi con altri movimenti autonomisti, per esempio quello siciliano); “Movimento ambientalista” dovrebbe far riferimento ai Verdi, ma, come abbiamo illustrato, non sembra che a questi convenga ripresentarsi autonomamente come partito nello scenario ipotizzato.

 

Per quanto riguarda le percentuali, esse riflettono una tendenza che ha il difetto di essere riferita alla data di effettuazione del sondaggio, cioè ai giorni nostri, che vedono una netta crisi di consenso per l’Unione, in modo particolare per l’Ulivo (fig. 2, clicca qui per vedere la figura); ma quanto sono attendibili delle domande formulate oggi su delle preferenze che, come abbiamo visto, saremo chiamati ad esprimere fra non meno di due anni? Inoltre, il sondaggista non indica quali coalizioni elettorali faranno da contenitore a questi futuri partiti, né come saranno composte. E questo, in un paese la cui opinione pubblica da quasi 14 anni è entrata in una mentalità bipolare, potrebbe essere decisivo nel determinare la scelta (un esempio su tutti: la formazione di centro avrebbe la stessa consistenza di quella indicata se si alleasse con il Partito democratico? O se invece si alleasse con la coalizione conservatrice?).

Molto significativo, infine, è invece a nostro avviso la percentuale di rispondenti con un’indicazione a questo sondaggio; interpellati, nella stessa occasione, anche sulla preferenza attuale, cioè con gli attuali partiti, coloro che hanno dato un’indicazione (60%, fig. 2) sono stati in numero inferiore rispetto a quelli che hanno espresso una preferenza per le ipotetiche formazioni future (70%, fig. 1). Questo dovrebbe indicare, a ben vedere, che una minore frammentazione del sistema partitico produrrebbe anche una maggiore partecipazione ed una quota minore di indecisi e sfiduciati.

 

Salvatore Borghese

 

 

 

 

 



Postato da Politologi alle 19:06 | commenti (15) |

Commenti
#1   23 Aprile 2007 - 20:18
 
Certamente, è molto discutibile il sondaggio proposto dal Sole24Ore e, quindi, credo, sia utile non commentarlo e non utilizzarlo per una potenziale analisi di quanto sta accadendo. Ma, appunto, cosa sta accadendo? Semplicemente, DS e Margherita si stanno accorpando per rendere ancora più difficoltosa l'esistenza dei partiti minori e tentare di costituire una formazione che, per peso elettorale e di burocrazia, monopolizzi i settori strategici del Paese. E' vero che i due partiti hanno trascorso dieci anni insieme nella sigla dell'Ulivo; tuttavia è pure vero che l'Ulivo è una semplice alleanza politica ed elettorale, scindibile in qualsiasi momento per motivi vari e senza gravi conseguenze. Il Pd, invece, sarà un unico partito, dal quale non sarà facile uscirne indenne e, se pure ci sarà un'uscita di emergenza, questa porterà ad una nuova e più ampia frammentazione del sistema politico italiano!...Per di più, nell'alleanza politica dell'Ulivo, nè DS nè Margherita hanno rinunciato alle loro idee frutto della loro ideologia.Infatti, cm per i DICO, i DL appoggiano il Family Day mentre i DS appoggiano il dl Bindi - Pollastrini!..Nel Pd, inevitabilmente, bisognerà arrivare ad una sintesi delle posizioni, che, ahimè, non sarà facile!!!!
I partiti c.d. minori starnazzano per non morire schiacciati da questo funanbolico progetto. Credo, purtroppo, che - o cn il Pd o cn altre sigle uniche - dovranno fondersi o allearsi, poichè sia i costituenti del Pd sia Berlusconi utilizzeranno l'arma dell'approvazione di una legge elettorale con un corposo premio di maggioranza e un'elevatissima clausula di sbarramento! Ciò per rafforzare l'antiquato bipolarismo!!!!

Vincenzo
utente anonimo

#2   23 Aprile 2007 - 21:56
 
i miei sentiti complimeti per questo bellissimo articolo che in proiezione cerca di chiarificare lo stravolgimento del sistema italia.

Mario antonio Auteri
utente anonimo

#3   23 Aprile 2007 - 22:06
 
... e io m'essa legger tutt stu burdell ?!?
utente anonimo

#4   25 Aprile 2007 - 15:32
 
sempre e cmq FORZA PD!
utente anonimo

#5   28 Aprile 2007 - 17:31
 
Che palle sto PD!
Ma i giovani non si scocciano??? è una tristezza di partito democristiano!

Amen
utente anonimo

#6   05 Maggio 2007 - 03:03
 
Credo sinceramente che ci siano errori di valutazione molto gravi!
Una probabile costituente socialista, che comprenda al suo interno una Sinistra DS(perchè è quello l'obbiettivo principale di Angius e Mussi), si attesta as un max del 3%, visti gli ultimi risultati elettorali e le ripercussioni storiche che ha provocato la diaspora socialista.
La nuova Democrazia Cristiana o soggetto di centro non potrà mai arrivare al 10%, vista comunque la tendenza delle forze principali di centro-sinistra e centro-destra di costituire un sistema "bipartitico", nell'ottica del coprire grossi spazi "al centro"
E Italia dei Valori, che fine ne avete fatto fare? Non è più un partitino, visto che conta un gruppo parlamentare alla camera, e non sarà mai parte di un gruppo di Centro, accanto a democristiani e quant?altro rigettato dalla Prima Repubblica!
Oltre questo credo che ci siano molte altre riflessioni abbastanza superficiali.
Ammiro comunque il coraggio di affrontare una tematica così impegnativa e poco attrattiva nei confronti dei "più" (nonostante sia d'incredibile attualità)
Alessandro Gotti
utente anonimo

#7   05 Maggio 2007 - 03:14
 
Un unltimo appunto, riguarda il "mio partito" ed è un fatto storicamente verificabile!!!
Non è la "scissione dei Cossuttiani" che fondarono il "Partito dei Comunisti Italiani" a "non avere più senso"!
Vorrei ricordare che la scissione ci fù in merito ad una questione, ovvero "la fiducia al Governo PRODI"!
Difatti il PdCI, frutto di questa scissione, ha continuato ad appoggiare Prodi, e il Centro-Sinistra. Chi ha fatto un passo indietro sulle proprie posizioni è Rifondazione per poi ritrovarsi sulla linea del PdCI. L'unica cosa che non ha senso e che non ha avuto senso, è stata la Caduta del Governo Prodi per mano dei "rifondini"!
Alessandro Gotti
utente anonimo

#8   05 Maggio 2007 - 13:08
 
Vorrei spostare il punto della questione su un fenomeno tutto europeo e, di riflesso, italiano.
L'allonatnamento delle persone dalla politica. "Il vento dell'antipolitica", come l'ha definita Calise su Il Mattino qualche settimana fa.
In Francia l'avanzata centrista condotta da Bayrou è stata dovuta dal suo programma non-politico, dove si ricordavano le sue origini rurali ed estranee alla logica del potere.
Gli stessi candidati arrivati al ballottaggio hanno deciso di smussare le parti troppo ideologiche o radicali delle rispettive piattaforme.
Le elezioni frandesi hanno proprio messo in evidenza che la gente è stanca della politica dei partiti, socialisti o gollista che siano.
In Italia è la stessa cosa. La nascita del PD e del Pdl faranno allontanare ancora di più i cittadini dalla politica. Ci avvicineremo ad un sistema politico come quello americano. Ma no sul fronte del bipolarismo, bensì sul lato di un sistema a partiti deboli. Intesi solo come macchine elettorali.
Questo ci porterà ad un assolutismo della politica "ad personam", già in parte presente in Italia.
D'ALisa Antonio
utente anonimo

#9   06 Maggio 2007 - 14:36
 
Italia dei Valori, o meglio il gruppo dirigente, è intenzionato a prendere realmente in considerazione l'ipotesi di entrare a far parte dell'ammucchiata chiamata PD. Un'intenzione che il ministro Di Pietro ha palesato anche nell'Incontro Programmatico Nazionale di sabato 5 maggio, a cui io ho partecipato. A più riprese, Di Pietro ha ribadito che si sbaglia quando si critica il PD ancor prima che nasca. Fassino, presente all'evento, ha ringraziato il ministro, facendo intendere di essere propensi ad una loro adesione ma alle regole di Ds e Margherita.
La posizione di spettatori attenti l'ha riaffermata pure il senatore Formisano sulle pagine dell'organo di partito.
Alla manifestazione di sabato 5 maggio a Roma ha partecipato anche Willer Bordon. Il suo discorso mi è sembrato chiaro e limpido: non ha detto no al Pd. Ha solo biasimato il modo di condurre la costituzione di questo soggetto unico. La sua presenza all'incontro IdV ha corroborato la voce che vorrebbe Bordon intento ad accordarsi con Di Pietro per "un qualcosa"...

Vincenzo
utente anonimo

#10   06 Maggio 2007 - 23:26
 
Rispondo ai vari commenti, in particolare a quelli di Vincenzo e A. Gotti. Premetto che il mio articolo aveva due minuscole pretese: la prima, di non dare alcun giudizio di valore, ma solo spunti di riflessione per uno scenario "possibile" (e sottolineo "possibile") se, e questa è la seconda pretesa, si considera come più probabile il modello elettorale alla “tedesca”. Passiamo alle critiche: il nascituro (?) Partito Socialista non sarà una semplice fusione tra Sdi e Nuovo Psi; esso si configurerebbe come una risposta più o meno definitiva ad una domanda particolare, quella di porre fine alla lunga diaspora socialista (approfittando appunto dell’ondata “unitaria”), e ad una più generale, che chiede una formazione, di sinistra ma non comunista, che metta tra le sue priorità la questione della laicità; sono pochi coloro che sperano davvero nel successo del Pd per vedere i riflettori puntati seriamente su tale questione, e pochi probabilmente confideranno ancora nei Radicali; infine, i socialisti così riuniti potrebbero ricevere ulteriore ossigeno da alcuni ex-Ds “democritici”, come Angius e i co-firmatari della sua mozione; si tratta non solo di appoggi meramente simbolici, ma che coinvolgono risorse, e quindi, voti.
utente anonimo

#11   06 Maggio 2007 - 23:27
 
. La nuova Dc (di cui parla solo Gotti, avendo io parlato di un “Nuovo Centro”) avrebbe, in caso di sistema elettorale tedesco, non solo speranze, ma buone possibilità di porsi come “terzo polo”, contando, oltre che su una simile legge elettorale (che, ripeto, le darebbe un forte potere di “ricatto” chiunque primeggi, destra o sinistra; Bayrou docet), sulla prevedibile attenuazione della conflittualità derivante dalla altrettanto prevedibile uscita di scena di Berlusconi dalla leadership di uno dei due maggiori schieramenti, e soprattutto da tutti quei delusi dei processi unitari paralleli di destra e sinistra; e non stiamo parlando di poche migliaia di voti, ma viceversa di centinaia di migliaia, almeno potenzialmente. Un altro indizio di quanta attenzione abbia impiegato il collega Gotti nella lettura dell’articolo è riscontrabile nel suo dubbio circa l’Italia dei Valori; ovemai rileggere con più attenzione si rivelasse troppo faticoso, il successivo post di Vincenzo a riguardo dovrebbe bastare. Questione “comunista”: nel 1998 la maggioranza dei parlamentari di Rifondazione Comunista decise di negare l’appoggio al Governo Prodi, causandone la caduta; un gruppo minoritario di parlamentari rifondaroli, guidati da Cossutta, decise invece di rimanere “coerente” con quanto fatto fino ad allora e di rinnovare la fiducia al Governo; la scissione, da che mondo è mondo, la fa la corrente minoritaria, non quella di maggioranza, tant’è vero che fu la minoranza a ricostituirsi nel Pdci, mentre i bertinottiani continuarono ad essere il Prc;
utente anonimo

#12   06 Maggio 2007 - 23:27
 
non spetta a me giudicare se Bertinotti avesse ragione o meno, o almeno non è questo l’obiettivo della mia analisi; il fatto che oggi di partiti comunisti, che dicano le stesse cose e che pongano l’accento sugli stessi temi, ce ne siano due, semplicemente non ha senso; di nuovo, un giudizio di fatto, non di valore (se proprio interessa a qualcuno, per anni ho mandato i morti a Bertinotti per la scelta infelice dell’epoca). In chiusura, mi piacerebbe sapere su quali basi si definisce “antiquato” il bipolarismo italiano; esso ha da poco compiuto 14 anni, il che basterebbe a qualificare, con lo stesso criterio, la totalità degli studenti universitari come “preistorici” e i vari bipolarismi di quasi tutti gli altri Paesi europei come risalenti alla notte dei tempi. Io credo invece che dopo quasi 50 anni di democrazia anomala, cioè senza una possibile alternanza, stiamo vivendo una fase di transizione ancora nel pieno del suo svolgimento. Non credo che la fine di questa transizione sia la nuova legge elettorale, o le prossime elezioni politiche (del 2009 o del 2011), o tantomeno lo scenario che io ho prospettato. Di una cosa sono però abbastanza sicuro, e cioè che non ci siano valide alternative al sistema bipolare in un vero sistema democratico. A tutti, saluti affettuosi!

Salvatore Borghese
utente anonimo

#13   06 Maggio 2007 - 23:41
 
ps: è vero, la questione sembra effettivamente essere poco attrattiva, come dimostra il fantastico post "e io m'essa leggr tutt stu burdell"...impareggiabile! :D scherzi a parte, secondo me è una cosa molto deprimente. voglio dire, che sul blog della facoltà di scienze politiche della maggiore università di napoli non trovino mai considerazioni sulla politica nazionale, ma tutt'al più sulle elezioni studentesche (...) o sull'eventualità che non si possano più portare cibi e bevande nel chiostro (di nuovo, ...). forse mi sbaglio? chissene! ;)

S.B.

pps: a scanso di equivoci, nulla da eccepire sul blog o su argomenti trattati come le conferenze anticamorra, tutt'altro. mi riferisco alla qualità di molti dei commenti, e soprattutto alla loro destinazione.
utente anonimo

#14   07 Maggio 2007 - 09:09
 
Per com'è nato, anzi, per come sta nascendo, il PD mi lascia perplesso e deluso. E mi riferisco all'ipotetico programma che, temo, si rivelerà troppo poco riformatore e troppo centrista...Mi sarei aspettato che parte della Margherita (teodem) venisse epurata. Con differenze così profonde non vorrei che il nuovo soggetto politico finisca col disgregarsi troppo presto...o con il fare la figuraccia di perdere pezzi per strada. Non so, così mi sembra un grande UDEUR (Brrr)...Probabilmente voterò per l'ala Ds-ina Mussi-Angius, oppure per i Socialisti...
Il Partito Democratico per essere credibile deve rappresentare l'antitesi del soggetto politico di destra che verrà a crearsi...e teoricamente i bigotti/clericali/conservatori dovrebbero andare con Berlusconi e Fini...Forsè ho una visione troppo manichea, ma resta comunque il Centro, e solo da una formazione di centro posso accettare nello stesso partito la Pollastrini e la Binetti...però allora chiametelo centro!!!

Tutto questo per dire che non sono sicuro che il PD possa prendere tutti i voti che pensa di prendere. Ne prenderà tanti ma dovrà stare attento alla Sinistra Radicale che può fargli mancare molti più voti di quanti la sola Lega Nord possa far mancare a Belusconi-Fini...poi Mastella-Casini è un'altra questione...

Alekos
utente anonimo

#15   10 Maggio 2007 - 12:43
 
Dai dati che possediamo in redazione non mi trovo con le percentuali di Salvatore Borghese. Vi elenco le mie.

Centrosinistra:
Pd: 28-30%
Sinistra (Prc-PdCI-Verdi): 14%
Psi (Sdi-NPsi-Socialisti di Craxi e mlto probabilmente Sinistra Democratica): 7%
Per un totale che oscilla tra il 48 ed il 51%.

Centrodestra:
Pdl (Fi-An): 35-38%
Lega Nord: 4%
Grande Centro: 10%
Per un totale che oscilla tra il 49 ed il 52%.

Ovviamente, queste percentuali tengono presente i congressi fatti dai partiti nelle ultime settimane e dell'andamento del governo.

Colgo poi il tuo invito a riflettere sugli scenari futuri della politica italiana. Parto dal partito di destra. La cui formazione la eslcudo tassativamente. Le varie spaccature tra i minipartiti della destra sociale, sommate all'astio nei confronti dell'ala missina di An rendono improbabile questa fusione. Un primo esempio è rappresentato dagli storaciani, oramai ridotti dopo molteplici epurazioni ad essere un numero talmente sparuto la cui fuoriuscita non peserebbe sulla percentuale elettorale del futuro Pdl. Inoltre, tentare la costituzione di un partito davvero minusco non avrebbe senso. Il rischio è di perdere il 'posto' che gli è garantito dai rispettivi partiti di appartenenza.
Secondo punto sul quale voglio riflettere: la costituzione del Psi. Non ho vergogna a dirlo, sono socialista e voterò per quel partito. Credo però che, almeno per i primi tempi non potrà discostarsi da percentuali uguali al 5 o al 7%. La giusta distruzione del partito dopo Tangentopoli non è ancora stata superata, complice la mancata attuazione del vecchio Pds della fase socialista. La quercia peccò di presunzione e di spirito d'osservazione, non rendendosi conto che il vuoto lasciato dal vecchio Pci doveva essere compensato da un partito socialista e laburista. Questo loro errore lo hanno pagato cercando disperatamente di snaturarsi, e adesso ci sono riusciti. Solo con il tempo, questo ipotetico Psi potrà recuperare consensi ma credo che non arriverà mai oltre al 10-12%, ovviamente complice un indebolimento del Pd che ritengo mol probabile in un periodo medio lungo.
Concludo con il Pd ed il grande centro. Il primo contribuirà a far diventare la politica italiana un binomio simile al Lib-Lab. Il secondo sarà solo il metodo più facile per stare sempre al governo, ma non diverrà mai un partito. Resterà al massimo un soggetto federato poichè Mastella non lasciaerà mai il suo minipartito che gli garantisce la sussistenza elettorale.

Per il momento speriamo in una legge elettorale migliore, poi si vedrà.
Complimenti per l'articolo.
Cordialmente
MC
utente anonimo

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