“Nel 2100 sparirà metà della vegetazione mondiale. Tre miliardi di persone senza acqua. Agire subito. Presto l'Europa senza ghiacciai.”
È l’ultimo rapporto ONU sulla questione climatica, aggiungerei estrema questione climatica, ma di cui nessuno se ne frega! A questo punto posso pensare solo che l’uomo sia un grande masochista. Il due febbraio scorso, ci fu un primo rapporto sull’aumento delle temperature della Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul problema climatico. Oggi, forse in ricorrenza della giornata mondiale dell’acqua ci arriva un’ulteriore resoconto, il quarto con precisione, in cui vengono elencate le prevedibili piaghe che accompagneranno lo sconvolgimento climatico. Già entro 20 anni si prevedono centinaia di milioni di africani e decine di milioni di sudamericani in fuga o sterminati dalle sete. Per contrasto, nelle latitudini medio-alte nell'emisfero Nord, ci sarà un aumento della produttività agricola e in alcune aree del Sud America un boom della soia e del riso. Ma sarà un'illusione di breve durata perché nel 2080, quando le temperature medie potrebbero essere cresciute da 4Ëša 6Ëš, carestie e siccità dilagheranno nella maggior parte del globo, stremando da
Lo hanno ribattezzato «Il libro dell'apocalisse climatica» perché descrive, con un pessimismo senza precedenti, gli effetti devastanti del progressivo aumento delle temperature sugli ecosistemi e sull'uomo. Ci avverte che dobbiamo prepararci al peggio. Che alcuni segnali del riscaldamento, come gli inverni più miti o l'abbondanza di alcune produzioni agricole, potrebbero sembrare positivi. Ma è solo l'inizio di un cambiamento che volgerà presto in un incubo. Una ventina d'anni e il pianeta cambierà volto, con carestie, siccità, epidemie, inondazioni e estinzioni di massa.
Negli ultimi 100 anni sono stati compiuti danni molto gravi a carico dell'atmosfera. A questo punto, le misure di mitigazione, ossia di riduzione delle emissioni di gas serra previste dal protocollo di Kyoto, non bastano più. Per salvarsi, bisogna andare avanti con riduzioni ancora più efficaci e ricorrere alle misure di adattamento, cioè ad azioni di difesa attiva, riducendo la vulnerabilità delle aree e delle strutture civili sensibili agli estremi climatici.
Altri scienziati dell'Ipcc sono ancora più pessimisti e temono che sia stato superato il punto di non ritorno a causa della eccessiva concentrazione dei gas serra in atmosfera.
L’obiettivo era COINVOLGERE IL PROSSIMO G8! ma è stato un fallimento. Gli Usa, sempre meno comprensibile con l'esplodere del fenomeno dell'innalzamento della temperatura e dei danni ambientali che già ne derivano, rimangono ancorati alla solita posizione: non sottoscrivere accordi vincolanti, con l'alibi della riduzione delle emissioni secondo obiettivi volontari e strategie settoriali. L'inclinazione dell'amministrazione Bush a procedere sulla propria strada a dispetto del resto del mondo non cambia. L'unica speranza, ha commentato il ministro dell'ambiente italiano Pecoraro Scanio, sono le prossime presidenziali. Piccole aperture si sono invece registrate sul riconoscimento del ruolo dell'uomo nel surriscaldamento globale e sulle tecnologie per la riduzione del danno ambientale, che gli Usa, con gli altri paesi industrializzati, sarebbero inclini a mettere a disposizione delle nuove potenze emergenti, come chiesto dalla Cina.
Se si vuole raggiungere una strategia condivisa a livello planetario, i G8 devono mettere a disposizione dei paesi in ritardo di sviluppo fondi, risorse e tecnologie. Per trovare questi fondi, ha suggerito Pecoraro Scanio, sarebbe utile ridurre le spese militari a livello mondiale. Proposta eccellente, ma poco credibile in ambito internazionale considerando l’aumento del budget militare italiano - salito a più di 20 miliardi di euro, missioni escluse - nella finanziaria 2007. Il ministro vorrebbe arrivare al prossimo vertice mondiale sull'ambiente di Bali con un testo da sottoscrivere, per evitare le belle parole che non si traducono in azioni, come facevano notare Greenpeace e gli anti-G8 a Potsdam. Pecoraro Scanio si è detto favorevole anche alla proposta di creazione di un mercato unico mondiale per l'emission trading (la compravendita di emissioni di gas serra tra i paesi), con la fissazione di un prezzo unico per il CO2.
Ora la domanda sorge spontanea. Cosa dobbiamo aspettare prima di terrorizzarci davvero, uso questo termine per non usarne altri scurrili!!!i dati ci sono e sono certi, anzi visibili visto che gli effetti sono già iniziati. Mi chiedo se il desiderio di potenza, ricchezza, preminenza sia talmente forte nelle persone che gestiscono la sorte mondiale da fregarsene altamente di un simile problema. Mi sembra tanto che guardiamo il clima, i suoi mutamenti, la siccità, la mancanza d’acqua come questioni che non ci riguardano, o talmente lontani dalla nostra vita quotidiana piena di confort da non pensare a queste questioni come questioni di emergenza. Non so se sono io che sono troppo esagerata o il resto del mondo troppo superficiale.
Angela Esposito
























