Se potessi viaggiare nel tempo, farei volentieri un salto nel vecchio secolo, verso la seconda metà. Lo farei principalmente per andare a cercare una risposta ad una domanda cui oggi non saprei rispondere né con prontezza né con precisione.
Tornerei indietro per chiede ai nostri coetanei settantasettini cosa sia la sinistra, cosa voglia dire essere di sinistra. Sono sicuro che riceverei risposte esaurienti. Oggi gli stessi ex-ragazzi, ormai cresciuti, dovrebbero riconoscere che il socialismo è morto da quando l’utopia di un’economia post-capitalista non è più all’ordine del giorno.
Nick Cohen, giornalista e socialista di lunga data, nel suo ultimo lavoro, What’s Left, afferma che la morte del socialismo ha portato ad una “tetra liberazione” per chi era schierato con la sinistra più radicale. Ora, al posto di prefigurarsi un futuro socialista, questa sinistra è libera di accompagnarsi a qualsiasi movimento, purché sia contro uno specifico status quo, in particolare contro l’America. In pratica chiunque sia contro gli Stati Uniti è patrocinabile. Ciò spinge la sinistra verso alcune visioni del mondo, spesso, del tutto irrazionali.
Perché la Palestina è una causa per la quale la sinistra si batte, ma così non è per la Cina, il Sudan o la Corea del Nord? Perché coloro che hanno manifestato contro l’invasione dell’Iraq, non hanno condannato il regime fascista del rais Saddam con la stessa veemenza con la quale hanno avversato la guerra?
Questi interrogativi, all’apparenza magari superficiali, divengono pertinenti dal momento in cui il governo Prodi è caduto perché due senatori non erano disposti ad accettare la presenza dei soldati italiani in Afghanistan, peraltro proprio mentre il Talebani annunciavano una nuova offensiva in primavera.
Davvero i contrari a questa missione preferirebbero che l’Afghanistan facesse ritorno a una società dominata da un regime religioso tra i più intolleranti e prevaricanti al mondo? Il voto dei due ormai celebri senatori avrebbe avuto senso se espresso circa la possibilità di iniziare l’intervento militare, ma oggi abbandonare quel paese sarebbe il colmo della follia e dell’irresponsabilità.
Tornando al quesito iniziale, fa sorridere che così come tanto si era battuto sul tema delle due opposizioni, ci si ritrovi ora dinanzi alla questione delle due sinistre. La sinistra oggi è divisa al proprio interno. La fazione più radicale, eccessivamente reazionaria, ha una visione completamente diversa del mondo. Gli odierni radicali di sinistra persistono ad avere una mentalità da Guerra Fredda, nonostante l’oramai scomparsa di quel mondo bipolare. In cosa sperano oggi? Boh! Un ritorno al socialismo o al comunismo certo non potrà avvenire, dal momento che era errato il presupposto che prevedeva che lo Stato potesse sostituirsi ai mercati nell’adeguare la produzione alle necessità umane.
Quello che la sinistra dovrebbe sostenere, dovrebbe essere una società che sa controbilanciare un mercato efficiente ed un governo democratico e dinamico, un ordine sociale contrassegnato dalla libertà di azione ed espressione, dalla libertà e dall’eguaglianza. Questi sono ideali concreti, non fantasie utopistiche, e sono ideali per i quali vale la pena di combattere.
È triste vedere come pochi individui di sinistra potrebbero, ancora una volta, consegnare il paese alla destra politica. Sembra proprio che alcune persone appartenenti alla sinistra, non siano pronte ad accettare le responsabilità di governo. Sono felici solo all’opposizione, quando di ogni cosa è possibili biasimare la destra. Riprendendo le parole di Cohen: solo quando si sa contro cosa si è, e non per che cosa ci si batte, allora, innegabilmente, si è più contenti all’opposizione.
La sinistra tradizionale oggi ammira Chavez, Evo Morales o Castro. Anche loro ascrivono tutti i mali agli Americani, ma si guardi a cosa questi leader stanno facendo nei loro paesi: in Venezuela Chavez sta distruggendo la democrazia, e mentre promette di utilizzare i proventi del petrolio nazionale per aiutare gli indigenti, la percentuale di chi è in situazione di povertà è, di fatto, cresciuta. Morales sta nazionalizzando l’industria petrolifera boliviana, mettendo così in fuga gli investitori d’oltreoceano di cui l’industria del paese ha urgentemente bisogno. Cuba è da quaranta anni una dittatura, e senza i fondi dell’URSS è andata letteralmente a pezzi.
L’Italia ha bisogno di riforme e innovazioni, che solo un centro sinistra progressista potrà fornire. Un unico partito democratico, in grado di arrivare al potere e restarvi, senza dovere più dipendere da coalizioni fragile ed effimere, di cui fanno parte gruppi politici la cui visione appartiene ad un mondo ormai scomparso.
Questo è un vero obiettivo da perseguire.
Antonio Gerace
























