
dal blog Diego Garcia
Mai come stavolta, mi trovo pienamente d’accordo col Papa. Benedetto XVI ha posto l'attenzione sui rischi dei mass media. Il Pontefice ha messo in guardia da tv, cinema, radio e internet che, con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto tendono a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale.
Il Papa ha detto che i mass media non possono finire nelle mani di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. Beh, d’altronde questo è vero. Inoltre il Pontefice ha affermato che sulla rete ma soprattutto in televisione ci sono molte pubblicità ossessive, volgari o violente, usate per il solo scopo di catturare l’attenzione del pubblico. In effetti, anche in questo caso ha ragione.
Benedetto XVI ha anche sottolineato che spesso i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione.
Tra l’altro aggiungo che molte volte alcuni mezzi di comunicazione ci tengono nascoste tante informazioni e notizie importanti, a vantaggio di altre che potrebbero benissimo essere considerate notizie da “terza pagina”.
Il Papa non ha tutti i torti, anche se forse ha un po esagerato generalizzando su tutti i mezzi di comunicazione. Un film “particolare” visto in una sala cinematografica in compagnia di amici, oppure un programma radiofonico basato su satire e sfottò, non credo che a lungo andare pregiudichino la nostra vita e le nostre scelte. La cosa si fa più preoccupante (e rilevante), se si tratta dei mass media per eccellenza (ma sarà vero poi?)come tv e internet, che sono senz’altro i mezzi di comunicazione più diffusi e “visibili”. Mi sono dilungato perché, studiando questo campo così affascinante ma allo stesso tempo complesso, c’era bisogno di precisare certe cose. Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma per una questione di sinteticità, ho preferito fermarmi qui.
Però vi dico un’ultima cosa. Secondo il mio modestissimo parere, i media dovrebbero essere esclusivamente degli strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale, ma il più delle volte si trasformano in un rischio che sottomette l'uomo a logiche dettati dagli interessi dominanti del momento…

Dopo aver parlato dei nostri numeri e dopo diverse citazioni sul web, anche la stampa universitaria parla di noi. Nel numero di Gennaio di Studenti Magazine(pag. 27) un'intera pagina dedicata a noi politologi e sempre in questo mese ecco cosa scrive Ateneapoli :
"Blog e Forum. "Politologi", nato come un blog degli studenti di scienze politiche nel 2005, oggi è associazione studentesca. "Da circa un anno il sito è stato preso in gestione da me e da altri ragazzi spiega Davide Cesarano, web master e vice presidente dell'associazione- il nostro intento è di far diventare l'università non solo un luogo dove si vengono a seguire corsi o a dare esami ma anche un centro di discussione e di dibattito". Politologi diventa allora una piazza virtuale vista da più di 200 studenti al giorno e nella quale si possono trovare una serie di diverse informazioni: dalla grande questione di politica internazionale, al consiglio su come superare un esame. Anche se esiste una redazione che si occupa di mettere in rete le notizie e selezionare gli articoli, la maggior parte dei commenti e degli spunti arrivano proprio dagli studenti. Oltre al blod di discussione, sul sito è stato attivato un forum di informazione universitaria dove "i ragazzi possono scovare diverse informazioni riguardanti la facoltà: dai consigli sul come affrontare un esame, alle dispense, dalle sui docenti, agli appunti".
Continuate a seguirci e ad aiutarci, il nostro successo è una piccola grande vittoria di tutti gli studenti della nostra facoltà.
Politologi

"Ogni promessa è debito", "un'altra vittoria della Confederazione", Rosario Pugliese: "è un importante traguardo quello che stamattina è stato raggiunto con i vertici dell' Ateneo prima come studente e poi come rappresentante".
Una grande novità di questo 2008 nella nostra facoltà è sicuramente il wi-fi. Ma di chi è realmente il merito? Partiamo con ordine. L'iniziativa del wi-fi in facoltà rientra in un progetto chiamato "un cappuccino per un pc", dove è previsto un prestito particolarmente conveniente agli studenti che intendono comprare un pc portatile. Nell'ambito di questo progetto è previsto anche un cofinanziamento da parte dello Stato per la realizzazione di progetti di reti di connettività senza fili (wireless) nelle aree ed edifici universitari. La richiesta del cofinanziamento è stata effettuata da tantissime università italiane (su 84 università italiane, 68 hanno fatto la richiesta ndr.), tra cui anche dalla Federico II che ha presentato la richiesta con il progetto denominato "Wi-fed". La richiesta della Federico II è andata a buon fine, ed ecco che sul sito del "Centro di ateneo per i servizi informatici" compare la notizia del collegamento wi-fi. Naturalmente il collegamento wi-fi è previsto per tutte le facoltà della Federico II già dal 2006. In alcune facoltà l'installazione è avvenuta in tempi rapidi, in altre i tempi sono stati più lunghi, ma come da progetto nessuna facoltà poteva essere esclusa dal wi-fi.
Il merito del wi-fi non è altro che una buona iniziativa da parte del "Ministero dell'università e della ricerca". Il merito della Federico II non è stato altro che presentare richiesta come tutti gli altri atenei. Il merito della Confederazione? Semplicemente indicare con un dito le zone da cablare della nostra struttura. Che altro dire... un'altra bella vittoria.
Dario Russo
PS
Per poter usufruire del servizio, è necessario configurare il proprio pc: clicca qui per scaricare le istruzioni.
FONTI:
Progetto wi-fed
www.uncappuccinoperunpc.it/
http://www.uncappuccinoperunpc.it/universita/elenco_progetti.html
http://www.csi.unina.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/335
Da una deposizione di uno dei comandanti dei lager di Auschwitz, Rudolf Hoss, al processo di Norimberga:
“La soluzione finale del problema ebraico significava il completo sterminio di tutti gli ebrei d’Europa. Mi fu dato l’ordine, nel giugno del 1941, di creare, ad Auschwitz, istallazioni per lo sterminio. A quel punto nel governatorato generale della Polonia esistevano già tre altri campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek(…).
Feci una visita a quello di Treblinka per vedere come si procedeva allo sterminio. Il comandante del campo di Treblinka mi disse di aver liquidato 80.000 persone nel corso di un semestre. Era stato incaricato di liquidare prima di tutti gli ebrei provenienti dal ghetto di Varsavia. Egli usava monossido di carbonio. Ma io non ritenni che i suoi metodi fossero molto efficienti, per cui, quando ad Auschwitz organizzai i locali per lo sterminio, usai lo Zyklon B, acido prussico in cristallo, che veniva fatto cadere nella camera della morte da una piccola apertura. Per uccidere coloro che vi si trovavano bastavano da tre a quindici minuti, a seconda delle condizioni atmosferiche. Sapevamo che le persone erano morte quando le grida cessavano. In genere aspettavamo una mezz’ora prima di aprire le porte e portare via i cadaveri. Poi i nostri Kommandos speciali toglievano loro gli anelli e i denti d’oro. Rispetto a Treblinka, un altro progresso fu la costruzione di una camera a gas che contenevano duemila persone alla volta: mentre a Treblinka le dieci camere a gas del campo potevano servire solo per duecento persone ognuna”.
Chi era questo uomo? Come è possibile che possa raccontare tanta crudeltà con una tale freddezza. Eppure come lui tantissimi altri uomini, che riconoscevano di essere dei carnefici professionisti, nella quotidianità svolgevano una vita familiare come tante altre, magari amavano i bambini eppure gli animali. Padri di famiglia, borghesi, atei convinti o fedeli devoti di una chiesa cristiana, che hanno ammazzato più di sei milioni di donne, uomini, bambini, adolescenti, semplicemente per eliminare dalla faccia della terra quel che loro consideravano una razza inutile e nociva. Questa vicenda che qualcuno ha voluto chiamare olocausto, altri shoah (distruzione in ebraico) oggi si è tramutata in una semplice metafora, un simbolo o una parola d’ordine (mai più!). Ritengo invece che ora più che mai bisogna ritornare a raccontare i fatti, le storie di questi uomini privati della loro dignità. Ebrei, zingari, intellettuali e preti di straordinario coraggio che ignorarono le continue esortazioni all’obbedienza e alla lealtà del loro stato, dei loro capi spirituali, della loro chiesa scegliendo piuttosto la strada della propria coscienza. È questo il significato del 27 gennaio. Per non dimenticare!
“Voi che vivete sicuri, nelle vostre tiepidi case, voi che trovate tornando a sera, il cibo caldo e visi amici:considerate se questo è un uomo: che lavora nel fango, che non conosce pace, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna: senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpite nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.”
(Primo Levi, Se questo è un uomo)
Angela Esposito
PS
Altra cultura universitaria e Politologi propongono la settimana della memoria. Una settimana di discussione e approfondimento in occasione del 27 gennaio. Vi invitiamo quindi a proporci sia sul forum che sul blog i vostri punti di vista, le vostre opinioni. In settimana verrà attuato un cineforum su l’argomento e con le vostre idee.

Sono dei pagliacci. E senza il più minimo ritegno nel mostrare quanto (non) se ne importino di noi e del paese, tanto noi italiani accettiamo tutto così. La palese dimostrazione è stata l’indegno spettacolo al Senato, prima con gli insulti isterici e gli sputi del senatore Barbato al suo “compagno” di partito Cusumano (poi collassato), poi con i festeggiamenti a suon di champagne e mortadella (nemmeno stessimo all’asilo). La crisi di un governo con la sua conseguente caduta sono situazioni MOLTO gravi per un paese, situazioni che ne rivelano la sconfitta, una grossa sconfitta. E invece di fare quelle pagliacciate, i nostri politici dovrebbero perlomeno mostrarsi più seri e preoccupati. Invece le nostre Camere si alternano tra atteggiamenti da stadio e atteggiamenti da circo.
Ora cosa accadrà? Staremo a vedere, perché una vera alternativa non c’è e quasi sicuramente le cose continueranno come andavano 3 anni fa e la maggior parte di noi continuerà a votarli, anche se non c’è nessuno che ci rappresenti veramente. Anche perché c’è davvero chi crede ancora in promesse come l’abolizione dell’Ici e le infinite opere pubbliche mai completate (Berlusconi, 25 gennaio, fonte Repubblica). Inoltre, Berlusconi già fa campagna elettorale e promette una nuova legge sulle intercettazioni in base alla quale saranno consentite solo quelle per terrorismo, mafia e camorra, altrimenti si incorrerà in pene come 5 anni di prigione per chi le ordina e 2 mln di multa per chi le usa.
Conflitto di interessi niente eh? Ormai nessuno ci spera più. Pura utopia! Come avere un paese civile.
Fabiana Bianchi