
Si comunica che gli esami della Prof. L. Venditti di Diritto del lavoro e Diritto comunitario del lavoro sono spostati dal giorno giovedì 11 febbraio 2010 al giorno venerdì 12 febbraio 2010 ore 10.30
Gli esami del Prof. Mazzetti sono posticipati dal giorno 9 febbraio al giorno 12, stessa ora.
Gli esami del Prof. V. Amato sono rinviati dal 18 al 22 febbraio 2010 - ore 9,30
NOVITA' APPUNTI
Storia Economica
Diritto Amministrativo
Iscriviti alla newsletter | Area Appunti | Esami: le Domande |Una Montagna Di Balle from spazzatour on Vimeo.
Postiamo il film tratto da www.insutv.it . Per richiedere copia del DVD o per organizzare una proiezione
scrivi a balle@insutv.it
Inoltre ricordiamo:
Lunedi 18 Gennaio ore 16 al CInema Astra:
Proiezione del video
"Il Tempo delle Arance" (30 min)
realizzato da InsuTv a Rosarno nei giorni del pogrom e della deportazione dei migranti
per ritrovare, nelle immagini e nei racconti dei protagonisti, le ragioni della ribellione contro la violenza e l'apartheid. Cui è seguita la vendetta della mafia e del governo...
Insieme alla proiezione ci sarà l'intervento di alcuni immigrati di ritorno da Rosarno
Antirazzisti napoletani
InsuTv
(telestreet dei movimenti napoletani - http://www.insutv.it/ - info@insutv.it)
L'iniziativa è in costruzione della manifestazione antirazzista a Caserta di martedi 19 gennaio 2010
(da Napoli appuntamento alle ore 8.30 - Hotel Terminus - Stazione Centrale)
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Si segnala che per mero errore materiale è stato indicata quale data per l'appello degli esami gennaio 2010 del prof. G. Della Cananea il giorno 11. La data corretta è il giorno 12 gennaio 2010 - ore 9,30 per gli insegnamenti di Contabilità pubblica e Diritto amministrativo delle lauree triennali e ore 11,30 per l'insegnamento di Diritto amministrativo europeo del bienno magistrale.
Si segnala che il prof. Amarelli - per gli insegnamenti di Diritto penale e Pubblica Amministrazione - ha riviato gli esami dell'11 gennaio al giorno 15 gennaio -ore 9,00 - aula Pagano
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L’espressione fuga dei cervelli, deriva dall’inglese brain drain e indica il fenomeno dell’immigrazione verso paesi stranieri, di persone con alta qualificazione.
Questo fenomeno è riferito al così detto capitale umano.
Che gli studiosi approfondiscano le ricerche presso altri paesi è da considerarsi un fattore normalissimo. Il problema si verifica quando il saldo tra gli studiosi che lasciano un paese e quelli che vi ritornano o vi si trasferiscono è in negativo.
Questa misera condizione, da diversi anni, è una vera e propria piaga del nostro paese. Pochi investimenti nel campo della ricerca, fenomeni di baronia, nepotismo e clientelismo fanno si che la maggior parte dei giovani laureati preferisca abbandonare l’Italia per potenziare le proprie capacità altrove.
Il dott. Davide Mercadante può essere considerato uno degli esempi più lampanti del nutrito gruppo dei cervelli in fuga.
Il dott. Mercadante nel 2008, conclude il proprio ciclo di studi conseguendo laurea specialistica in Biotecnologie per la Salute ad indirizzo farmaceutico, presso l’Università degli Studi di Napoli – Federico II. Voto finale: 110 e lode.
Attualmente ha un contratto di dottorando con l’university of Auckland. In Nuova Zelanda è riuscito ad ottenere ben tre borse di studio. La prima proprio dall’università di Auckland.
Mentre in Italia fare ricerca risulta sempre più complicato, il dott. Mercadante dall’altra parte del mondo, stando in Nuova Zelanda, con Melburne in Australia, può fare affidamento ad un centro nuovo e all’avanguardia come il Bio21 Molecular Science and Biotechnology Institute.
Inoltre nell’ambito del progetto EMBO, l’università di Auckland ha attivato una collaborazione con l’università di Cambridge.
Con tanto di borsa di studio, il giovane dottore napoletano, viaggia tranquillamente tra la Nuova Zelanda e l’Inghilterra. Proprio nel Regno Unito, ha conosciuto un ricercatore… naturalmente italiano: il dott. Alfonso De Simone. Ecco combinato l’esempio più classico di capitale umano, rigorosamente Made in Italy che arricchisce un’università straniera. Entrambi scrivono nuovi progetti e vengono retribuiti per il lavoro svolto.
Il nostro è un paese in controtendenza, il caso del dott. Mercadante è chiaro ed esaustivo :“Non abbiamo la strumentazione e stoppano molto i termini burocratici e i termini etici soprattutto in ambito biologico”. Mercadante parla anche di limiti economici e senza mezzi termini dichiara: “Ci tagliano le gambe” e parlando del modo di condurre la ricerca universitaria:
“C’è del nepotismo, cosa che all’estero non c’è proprio”, evidenziando la figura del docente visto come un mito che costruisce un solco invalicabile nel rapporto con lo studente.
Spicca il dato che spesso non si studia in un ambiente tranquillo dove si può costruire un rapporto di serenità. Eppure, nonostante tutto, Mercadante con un pizzico di orgoglio e un velo di amarezza ribadisce :“I nostri laureati, in termini tecnici, sono competitivi al 100%”.
Su questo non vi erano dubbi e la sua testimonianza è l’esempio più lampante.
Chiedergli se tornerebbe in Italia, è una domanda superflua. D’altronde, come dargli torto? Facciamo un piccolo controllo e guardiamo l’attuale bando per il dottorando di ricerca della Federico II di Napoli e si evidenzia che in molti casi le borse di studio coprono solo 50% dei posti disponibili. Naturalmente, questo è solo uno dei tantissimi aspetti che possono indurre ad un’attenta riflessione.
Il problema della dispersione del capitale umano non è un fenomeno recente.
Il programma Rientro dei Cervelli, nato nel 2001 (D.M. 26/1/01 n.13), a cavallo tra la riforma Berlinguer e la riforma Moratti, viene elaborato per facilitare il ritorno dei ricercatori italiani all’estero e per incoraggiare quelli stranieri a lavorare in Italia.
Per partecipare al programma, uno dei requisiti era quello di aver lavorato all’estero in un’attività di ricerca per almeno un triennio.
Questi contratti, in un primo momento avevano una durata di tre anni, poi con il D.M. del 20 marzo 2003, gli anni sono diventati quattro.
L’iniziativa è lodevole ma ha una pecca. Nel gruppo di ricercatori che nel 2006 sono rientrati in Italia, solo 40 studiosi su 500 hanno ottenuto un contratto di docenza. Per questi dottori la scelta è stata semplice, ritornare all’estero oppure restare in Italia senza risorsa economica, affidandosi alle lotterie dei concorsi pubblici.
Ci si chiede che senso abbia avuto far rientrare dei ricercatori se poi vengono messi nelle condizioni di farli emigrare nuovamente.
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